Recensione – Resident Evil: Umbrella Corps

Produttore: Capcom

Sviluppatore: Capcom

Genere: Third-Person Shooter

Giocatori: 1-6 (Online)

Versione testata: PlayStation 4

Festeggiare: lo stai facendo nel modo sbagliato

Il 2016 è stata una data significativa per Capcom: ha infatti segnato il ventesimo anniversario di Resident Evil, una saga che, nel bene e nel male, è ancora oggi tra le più popolari nel vasto panorama videoludico, sebbene spesso fonte di accese discussioni riguardo l’impostazione maggiormente Action dei più recenti episodi.
Come festeggiare questo grande evento, dunque?
Ma ovvio, NON con Resident Evil 7, uscito nei negozi soltanto all’inizio del 2017 (e rivelandosi nel complesso un pregevole esponente della serie). Largo invece ad un nuoo esperimento in ambito Multiplayer Online di cui nessuno sentiva il bisogno, sicuramente non dopo i pessimi risultati di Resident Evil: Operation Raccoon City qualche anno fa.

Resident Evil: Umbrella Corps (meglio conosciuto semplicemente come “Umbrella Corps“) debutta sugli store digitali a Giugno del 2016 su PlayStation 4 e PC; del gioco esiste anche una versione Retail esclusiva per il mercato di Hong Kong, dove campeggia in bella mostra un logo che omaggia i 20 anni della serie. Sì, Capcom ha avuto la faccia tosta di stampare un logo celebrativo con il quale pubblicizzare quello che, con grande probabilità, è forse la peggiore produzione mai apparsa nell’attuale generazione di console.
Resident Evil: Umbrella Corps è un Capolavoro dell’Orrido, un titolo che arriva ad orizzonti di puro Nulla che solo pochissime produzioni hanno avuto l’onore (?) di raggiungere nel corso del tempo. Il titolo Capcom crea solo disagi in tutti coloro che hanno avuto la sfortuna di sfiorarlo, e permette seriamente di poter rivalutare qualunque produzione esistente.

Avete il coraggio di arrivare in fondo a questa Recensione?
Buona fortuna, ne avrete davvero bisogno.

La presenza di numerosi scenari storici della saga è il solo pregio di questo abominio videoludico.

L’Esperimento (fallito)

Nonostante si tratti di un titolo pensato principalmente per il multiplayer Online, Capcom ha comunque provato ad inserire forzatamente uno straccio di “trama” (le virgolette sono obbligatorie) che giustificasse gli scontri alla base del gioco.

La parte Single Player di Umbrella Corps, chiamata “L’Esperimento”, è ambientata a cavallo tra il 2012 ed il 2013, con una nuova Umbrella Corporation (che non ha nulla in comune con quella originale o con la Neo-Umbrella vista in Resident Evil 6) che svolge dei test sui propri soldati mandandoli a recuperare dati e combattere contro diverse armi bio-organiche in vari territori del mondo, gli stessi già visitati nei passati episodi della serie; alcune location teoricamente rase al suolo, come Villa Spencer o Raccoon City, sono state ricreate dall’azienza come luoghi di addestramento per le proprie truppe.
L’Esperimento è suddiviso in 24 missioni, con tanto di briefing ad ogni incarico che accenna a qualche mistero tra le file dei dirigenti della nuova società, con un occhio di riguardo in particolare nei confronti di un enigmatico leader dal passato sconosciuto; proseguendo nel gioco, diventa ben chiaro che questo misterioso personaggio è, con grande probabilità, una vecchia, importante conoscenza di tutti i fan della serie.
Ma è meglio non illudersi in alcun modo: questi velati richiami al passato, blando tentativo di ricollegare Umbrella Corps alla serie regolare, non fanno di certo dimenticare la sostanziale inutilità di questi briefing e, soprattutto, di questa abominevole modalità per giocatore singolo, terrificante già dai primi minuti di gioco.
Gli obiettivi principali sono tre: raccogliere i campioni di DNA delle B.O.W., raccogliere valigette e scaricare dati da postazioni chiave. Tre obiettivi che si ripetono incessantemente per tutta la durata della “campagna”, talvolta ripetendosi più volte durante lo stesso livello.
La situazione è drammatica già dai primi minuti di gioco, quel poco che basta per comprendere tutta la disarmante povertà ludica del gioco, un Third-Person Shooter dei più insignificanti e con un sistema di coperture tra i peggiori della storia videoludica (tra l’altro completamente inutile nel Single Player dove si affrontano prevalentemente zombie e qualche altra creature Made in Umbrella).
Già arrivati alla quinta missione del gioco (nel migliore dei casi) si avverte tutta la noia e la stanchezza dati da un sistema di gioco infimo e totalmente incapace di regalare il minimo stimolo. Del resto, quale minima soddisfazione si potrà mai provare nel raccogliere 20 campioni di DNA ad ogni incarico, completando la missione nel giro di una manciata di minuti scarsi?
Ed alla quinta missione si arriva, dunque, dopo circa 15 minuti di gioco. Dopo un quarto d’ora è altamente probabile di essere già completamente stanchi dell’offerta ludica di Umbrella Corps, stimolante quanto vedere la polvere posarsi sui mobili di casa propria.
Chi trova il coraggio di andare oltre, comunque potrà poi affrontare gli altri due obiettivi descritti in precedenza, senza che comunque la sostanza cambi, restando su quegli stessi livelli di degrado e sconforto già sperimentati ad inizio partita.

Quanto detto finora trasmette anche l’idea di un titolo dannatamente facile e privo di stimoli: la realtà teoricamente sarebbe questa, ma comunque qualche difficoltà non manca proseguendo nell’Esperimento. Peccato solo che la sfida non è rappresentata da genuini scontri con ostilità sempre più temibili, ma piuttosto da scellerate e demenziali scelte di Game Design che affossano ulteriormente un prodotto già vergognoso in precedenza.
Il respawn dei nemici è costante, spesso può anche capitare che qualche mostruosità rinasca proprio nelle nostre vicinanze, senza però che ci sia alcuna possibilità di accorgersi di ciò che sta avvenendo. Tradotto: le morti accidentali dovute alla comparsa improvvisa di un mostro alle nostre spalle sono all’ordine del giorno, con conseguenti scleri per dover ripetere nuovamente la soporifera missione in corso. La pessima telecamera peggiora ulteriormente la situazione, posta fin troppo vicino al nostro personaggio a tal punto da non rendere perfettamente chiaro cosa ci accade intorno
Più avanti nel gioco, dato il totale esaurimento di idee degli autori (che comunque già in partenza di idee non ne avevano), le missioni richiederanno di completare più obiettivi prima di passare allo stage successivo: ad esempio, dovremo prima recuperare i classici campioni (alcuni livelli richiedono di fare ciò per tre volte di fila), per poi passare alla raccolta di valigette e, per concludere, a quella dei dati. Fallire all’ultimo obiettivo comporta dover ricominciare tutto lo stage dall’inizio, e considerate le già citate morti accidentali, ciò potrebbe capitare in più occasioni. Certo, ci sono le classiche erbette che permettono di recuperare le energie (ciò può avvenire anche con il passare del tempo, come nella maggior parte dei giochi moderni), mentre è possibile recuperare munizioni e nuove armi (comunque pochissime) sparse lungo lo scenario, ma non è che si rivelino di questo enorme aiuto, specie se poi consideriamo che si arrecano danni ben maggiori con gli attacchi fisici piuttosto che con le armi, il che è tutto dire. Evitate comunque di utilizzare il Brainer, grossa ascia che può caricarsi e rilasciare colpi energetici, ma lenta e che lascia il nostro soldato esposto per qualche incisivo nanosecondo all’attacco nemico.

E tutto questo delirio va avanti per 24 missioni. Ventiquattro incarichi di buio totale, un buco nero di noia dove la creatività è morta suicida assieme al divertimento.
Non c’è una singola nota positiva da segnalare, a parte ovviamente i numerosi richiami alla serie regolare rappresentati dagli scenari e dalle creature da affrontare. Dalla villa del primo Resident Evil fine alle terre di Kijuju viste in Resident Evil 5, passando per Raccoon City, per la base antartica di Resident Evil Code: Veronica e per il villaggio spagnolo di Resident Evil 4 (riprodotto in maniera assolutamente fedele), non mancherebbe nulla per far scendere la lacrimuccia nostalgica ai fan storici della saga. Il condizionale però non è usato a caso: le lacrime scendono per lo scempio compiuto ai danni di tutto Resident Evil.
Ma se avete lo stomaco forte, oppure se proprio siete masochisti, si può comunque arrivare alla fine in un paio d’ore circa, morti accidentali permettendo.

Il Single Player del titolo è l’apoteosi del Nulla. Ma anche la componente Online non è da meno.

Imbarazzante…

Ma pure il comparto Online, quello principale del gioco, lascia disgustati per la sua completa inutilità, incapace di regalare un briciolo di stimolo o partite memorabili.
Il problema vero è che non c’è nessun reale motivo per giocare in rete con il titolo Capcom, considerato che non offre assolutamente nulla di diverso (perchè la presenza di B.O.W. come ostacolo aggiuntivo non fa nessuna concreta differenza), nulla di più rispetto a quanto già proposto da una moltitudine di titoli analoghi che funzionano infinitamente meglio. Sebbene ormai con qualche anno sul groppone ed incentrati sulla cooperativa, i due Left 4 Dead sono avanti diversi anni luce rispetto allo scempio targato Capcom, pertanto se proprio si vuole sperimentare un titolo Online basato su tematiche horror tanto vale rispolverarsi i titoli Valve per passare qualche ora di spensierato divertimento.

Umbrella Corps non funziona assolutamente in rete, risultando insignificante ed afflitto da tutti i problemi già visti nel Single Player, tra coperture scandalose ed un sistema di combattimento povero e privo di spunti. Si può personalizzare il proprio soldato, ma non c’è nulla di particolare che riesce a distinguersi, tolta la possibilità di poter indossare le “maschere” dei protagonisti storici della serie.
Si parte già malissimo dalle lobby, dove risulta molto difficile trovare altri giocatori e le attese per iniziare una partita si possono fare anche considerevoli. Non c’è da sorprendersi: quanta gente vorrà davvero sprecare il proprio tempo su questa roba?
In caso si riesca comunque a giocare, c’è ben poco di cui essere felici, a partire dal numero massimo di giocatori, solo sei.
Pochezza totale anche per quanto riguarda le modalità di gioco, che variano dal solito Deathmatch a Squadre senza respawn fino a battaglie con obiettivi specifici che strizzano l’occhio alla modalità per giocatori solitari. Gli zombie sono presenti nelle mappe di gioco, ma restano buoni grazie ai jammer di cui sono dotati i giocatori; ciò comunque non significa che restino comunque inermi per tutto il tempo, poichè se stuzzicati reagiranno comunque creando difficoltà ai partecipanti.

In linea teorica, tenendo conto di questa possibilità, delle coperture e persino dei numerosi passaggi nascosti in ogni mappa, il Gameplay di base avrebbe anche qualche parvenza di tatticismo, peccato però che all’atto pratico tutto questo venga meno risultando in partire da sbadigli continui dove nulla funziona e tutto fa gridare allo scandalo; l’atroce telecamera troppo ravvicinata, tra l’altro, fa ancora più danni giocando in rete, rendendo spesso ingiocabili le partite.
Chissà perchè di giocatori in rete non se ne trovano quasi mai. Davvero, chissà perchè.

Disgusto

Umbrella Corps quantomeno è un gioco coerente: fa schifo in qualunque aspetto senza fare eccezioni, includendo nella mischia anche il comparto tecnico.
Anche qui la situazione è terrificante, a partire dalle abominevoli animazioni, realizzate in maniera così approssimativa e legnosa da risultare tremendamente fastidiose da guardare. Ma del resto, se strisciando a terra ci si muove molto più velocemente rispetto al classico scatto (no, non è una battuta), allora è davvero chiaro che si è andati oltre a qualunque concetto di Bene e Male.

Graficamente siamo davanti ad una produzione che non riesce a distinguersi in alcun modo, a parte suscitare risate grasse dovute a queste animazioni così approssimative: vedere uno zombie banchettare sull’aria anzichè sul nostro cadavere esanime non ha prezzo.
Anonimo anche l’accompagnamento sonoro, con sottofondi musicali ben poco ispirati e che tendono a ripetersi costantemente nel corso del gioco.

Il peggior gioco mai rilasciato su PlayStation 4. O quantomeno uno dei peggiori in assoluto.

Buon anniversario!

Resident Evil: Umbrella Corps è, a mani basse, uno dei peggiori titoli mai prodotti da Capcom nella sua lunga storia e, probabilmente, è anche il peggior titolo disponibile in questa attuale generazione di console.

La cosa ancora più assurda ed inconcepibile è che questa è la produzione con cui Capcom ha festeggiato il ventesimo anniversario di Resident Evil. Il ventesimo anniversario di una serie storica che ha scritto importanti pagine di storia videoludica. Un dato di fatto che lascia svuotati, che ti fanno sembrare insignificante la realtà che ti circonda, constringendoti ad uno sguardo perso nel vuoto, uno sguardo che grida disperatamente aiuto e che ti porta a chiederti per quale motivo tu abbia giocato questa inconcepibile atrocità che la casa giapponese ha addirittura approvato per la vendita.
A giustificazione di tutto ciò, uno potrebbe pensare che il budget utilizzato per lo sviluppo sia stato molto limitato: probabilmente è così, ma ciò comunque non può assolutamente perdonare una produzione che non funziona in nulla, ma il nulla più totale rappresentato anche dagli aspetti più piccoli ed impercettibili.
Umbrella Corps è un abominio inconcepibile in Single Player, dove regna la ripetitività più disarmante e la più assoluta mancanza di idee, ed è inconcepibile in Multiplayer, dove prova ad essere tattico a tutti i costi ma fallendo in maniera clamorosa tra telecamere indecenti e meccaniche che fanno acqua da tutte le parti.
Umbrella Corps sembra ancora una produzione in fase alpha, un titolo incompleto ed ancora in pieno sviluppo. E invece no, è stato messo regolarmente in vendita.

C’è qualche risultato, qualunque esso sia, che questo prodotto riesce a raggiungere.
Uno c’è, a ben penarci. Resident Evil: Umbrella Corps ha tolto a Resident Evil Survivor 2 il titolo di peggiori Resident Evil mai creato.
Beh, è pur sempre una conquista, il modo migliore per festeggiare questo storico ventesimo anniversario. Complimenti Capcom!

COSA FUNZIONA

– La presenza di numerosi scenari storici della serie

COSA NON FUNZIONA

– Gameplay atroce in ogni suo minimo aspetto, dalle coperture alla telecamera
– Modalità Single Player vergognosamente ripetitiva e priva di qualunque idea
– Multiplayer Online poverissimo ed insignificante
– Tecnicamente imbarazzante
– Sottofondi anonimi

VERDETTO SENZAFILTRO: 2

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