Recensione – Mass Effect: Andromeda

In missione

Analizzate le componenti principali del Gameplay, passiamo ora all’avventura vera e propria, piena di incarichi principali e secondari. Il numero complessivo di attività da compiere è davvero notevole e, di conseguenza, in termini di contenuti c’è ben poco da lamentarsi. I problemi possono tuttavia sorgere dall’effettiva qualità di queste innumerevoli missioni da completare, una qualità che, diciamolo subito, risulta pericolosamente altalenante.

La quest principale alterna alcune buone missioni ad altre maggiormente sottotono e non capaci di regalare grossi stimoli. In particolare nelle prime fasi dell’avventura, più incentrate sull’esplorazione, gli incarichi non risultano particolarmente coinvolgenti o creativi, risolvendosi spesso in semplici sparatorie dopo aver raggiunto il punto d’interesse e qualche dialogo con alcuni personaggi chiave.
Con il passare delle ore, però, le missioni prioritarie ingranano qualitativamente risultando meglio strutturate e regalando molti più stimoli al giocatore. Spiccano in particolare le ultime missioni, le quali, pur senza magari raggiungere i fasti di Mass Effect 2 e la sua leggendaria Suicide Mission (qui significava davvero chiedere troppo), riescono a tratti ad appassionare, portando infine ad uno scontro conclusivo lungo ed impegnativo.
Insomma, pur con una partenza piuttosto lenta e poco creativa, la Main Quest è nel complesso decente, merito appunto delle ultime ore di gioco.
Lo stesso discorso si potrebbe estendere anche alle Missioni Lealtà legate ai nostri compagni, riprese dal già citato Mass Effect 2.
Gli incarichi personali degli alleati risultano divertenti, con qualche missione che spicca in particolare (si pensi alle missioni di Vetra o di Drack), dimostrandosi uno degli aspetti migliori della produzione. Non hanno l’impatto che caratterizzò quelle affrontate durante l’odissea di Shepard: in quel caso, infatti, il completamento di tali quest aumentava considerevolmente le chance di sopravvivenza dei nostri alleati, mentre nel caso di Andromeda porta giusto a qualche cambiamento nei rapporti tra il Pioniere ed il suo gruppo, avendo dunque effetto più sui dialoghi che sull’effettivo proseguo dell’avventura.

I dialoghi rivestono ancora un ruolo centrale nelle meccaniche di gioco. Peccato non siano sempre scritti adeguatamente…

Il resto del gioco offre numerose decine di missioni minori, tra semplici richieste da parte degli NPC e spedizioni volte a migliorare la vivibilità di ogni pianeta esplorabile.
Quest’ultimo punto è fonte di interesse: ogni mondo scoperto, infatti, ha numerose insidie (rappresentate dalle forze Kett, dai Remnant ostili o da ostacoli naturali) da fronteggiare per rendere pienamente vivibile ogni pianeta per i membri dell’Iniziativa Andromeda.
Importante dunque scovare le varie cripte nasconste in ogni mondo, risolvendo anzitutto gli enigmi dei monoliti (ogni mondo ne ospita tre da decodificare) in modo da rivelare l’ingresso della cripta e partire all’esplorazione; una volta setacciati i bassifondi ed attivate le cripte risolvendo gli ultimi rompicapi, la vivibilità del pianeta su cui ci ritroviamo aumenta considerevolmente, avvicinandosi al fatidico 100%.
Una volta raggiunta una determinata percentuale è inoltre possibile allestire un avamposto (non è strettamente necessario essere arrivati al massimo, è importante completare prima alcuni compiti per permette all’Iniziativa di mettere le sue radici sulle nuove “case”), permettendo così di attivare ulteriori incarichi minori.
Raggiungere la massima vivibilità in ognuno dei mondi di gioco è teoricamente uno degli scopi principali dell’avventura. Teoricamente. All’atto pratico, ciò non ha nessuna effettiva conseguenza sul proseguo del gioco, non è assolutamente indispensabile come ci viene dipinto dai nostri superiori e, una volta completata questa lunga missione, la nostra ricompensa è un mero, insignificante contentino che non ripaga i nostri sforzi ma spinge a porsi una domanda disarmante: tutto qui?
E’ proprio questo il problema maggiore di tutti questi compiti da portare a termine, che si tratti della sopravvivenza dell’Iniziativa o delle Missioni Lealtà: nonostante vengano dipinte come “importanti”, le conseguenze legate al loro completamento sono quasi nulle, o comunque non riescono a darci in cambio adeguate ricompense che giustifichino tutto il tempo perso nel portarle avanti.
In Mass Effect 2 le Missioni Lealtà, unite ad adeguati potenziamenti della Normandy, potevano effettivamente influire sulla sopravvivenza di Shepard e dei compagni alla missione conclusiva; in Mass Effect 3 la raccolta di tutte le risorse di guerra poteva influire più o meno considerevolmente sul finale del gioco (a patto di aver installato l’Extended Cut); in Mass Effect: Andromeda non c’è nulla di tutto questo, e lo si capisce solo dopo aver passato decine di ore volte a completare quelle missioni teoricamente fondamentali, lasciando un inevitabile amaro in bocca.

Lo stesso amaro si può provare una volta verificato che la grande maggioranza delle missioni, in particolare le secondarie ma anche alcune principali, segue uno schema ludico piuttosto limitato: parla con un tizio, raggiungi il punto da lui indicato, uccidi tutti i nemici sul posto, torna dal tizio per la ricompensa (spesso una semplice “pacca sulla spalla”), ripeti.
Gli autori si sono rivelati poco creativi nella realizzazione delle attività di Andromeda, ed a lungo andare la ripetitività delle missioni si farà sentire prepotentemente, spingendo il giocatore a mettere in disparte tutte questi incarichi per concentrarsi solo sulla trama principale senza ulteriori scorciatoie volte a far perdere tempo. E per quanto il sistema di combattimento possa essere migliorato rispetto agli anni precedenti, ripetere per numerose ore diverse missioni dalla struttura quasi invariata può far indispettire anche il più appassionato dei fan di Mass Effect.
Noiose le fasi di scansione dei pianeti (come del resto erano già noiose nel secondo e terzo episodio), esattamente come noiose e poco utili sono le raccolte in massa di oggetti (ad esempio, colleziona 10 campioni della flora locale, colleziona 10 scorte mediche e così via). Di queste ultime, giusto il ritrovamento dei nodi mnemonici di SAM può rivelarsi utile per scoprire alcuni retroscena sulla vicenda e qualche collegamento alla vecchia trilogia, ma anche in questo caso non ci sono grossi motivi per esultare considerato che, ancora una volta, la “ricompensa finale” dopo ore di gioco potrebbe non ripagare a sufficienza il nostro impegno, lasciandoci appesi sul più bello, senza un’adeguata conclusione.
Nonostante ci siano elementi realizzati nel complesso bene e soddisfacenti, sono troppi gli alti e bassi che caratterizzano Mass Effect: Andromeda, con troppi aspetti trattati con superficialità e troppe cose messe a caso senza un reale perchè. Considerato che l’avventura può durare svariate decine di ore a seconda anche di quanto tempo spendiamo nelle attività di contorno (senza poi dimenticare il Multiplayer Cooperativo fino a 4 giocatori contro varie ondate di nemici), a lungo andare i limiti strutturali della produzione potrebbero rivelarsi più pesanti del dovuto.

Come già accaduto nel comunque piacevole Dragon Age: Inquisition, BioWare ha preferito l’accumulo rispetto all’effettiva qualità, ha gettato nel calderone un quantitativo considerevole di attività ma senza metterci la giusta importanza e la giusta varietà (pur con qualche positiva eccezione). Per fare un paragone, nulla a che vedere con The Witcher 3: Wild Hunt, un prodotto che persino nel più piccolo degli incarichi si dimostra approfondito e curato al punto giusto.

Alcuni combattimenti lasciano il segno.

Nuova galassia, strani deja-vù

Bisogna ora parlare del tanto discusso comparto tecnico. Ad inizio recensione è stato detto che la realizzazione tecnica da sola non può certo compromettere gravemente la valutazione di un titolo, ma ciò comunque non nega il fatto che, anche sotto questo aspetto, la produzione della software house canadese lascia perplessi.
A voler essere proprio onesti, va detto che un po’ tutta la serie non ha mai realmente brillato in questo ambito, in particolare per quanto riguarda le animazioni spesso legnose. Era però lecito attendersi molto di più da Andromeda, sia per il fatto che siamo passati ad una nuova generazione di console, sia perchè il motore grafico del gioco è il notevole Frostbite 3.
Sfortunatamente siamo alle solite per quanto riguarda le animazioni, legnose e poco credibili, in particolare quelle facciali, fonte di “scandalo” per tanti fan alla vigilia dell’uscita del gioco. Le espressioni di vari personaggi durante le cutscenes appaiono talvolta così grottesche da rendere difficile prendere sul serio quanto avviene su schermo. Ben poco realistiche anche i movimenti dei personaggi, in particolare durante una corsa, che sembrano muoversi come se stessero calpestando carboni ardenti.
La situazione, in realtà, non è così drammatica come descritta da alcuni giocatori, ma è innegabile che il lavoro svolto su questo aspetto non è dei migliori. BioWare ha comunque rilasciato, poco tempo dopo l’uscita del suo titolo, le prime patch correttive che hanno leggermente migliorato la situazione, con espressioni ora più credibili e meno surreali; un grosso lavoro è stato compiuto in particolare sulla resa degli occhi, capace da sola di dare ben più espressività a tutti i personaggi. Persistono tuttavia ancora dei bug visivi ed animazioni poco curate riguardo i movimenti del nostro pioniere.

Se dunque graficamente si poteva fare di più, in termini di realizzazione puramente estetica, invece, l’opera si difende bene e mostra alcuni paesaggi evocativi, tra enormi distese sabbiose ed innevate, pianeti-giardino e cripte dalla tecnologia sconosciuta.
Tuttavia, nonostante l’ottima resa degli scenari, la sensazione di già visto si fa sentire: sebbene l’avventura sia ambientata in una galassia completamente nuova, sembra che non ci siamo mai spostati dalla Via Lattea, come se già avessimo esplorato questi mondi, fin troppi simili alla nostra “vecchia casa”. Forse era lecito azzardare qualcosa di più inconsueto, magari anche stravolgendo qualche legge fisica, in modo da dare ulteriormente l’idea di essere in una realtà totalmente diversa rispetto a quella lasciata indietro: in tal senso il primo scenario dell’avventura, Habitat 7, esce leggermente fuori dagli schemi dimostrandosi un pianeta fuori dal comune, ma un po’ dispiace che gli sviluppatori non abbiano voluto premere ulteriormente l’accelleratore in tal senso.

L’accompagnamento sonoro è invece buono, pur senza offrire una colonna sonora indimenticabile che risulta comunque appropriata ad ogni situazione che affronteremo nel corso della nostra odissea. Il doppiaggio è rigorosamente in inglese, niente italiano come accaduto per i precedenti titoli della serie, ma risulta comunque recitato bene complessivamente, pur con qualche voce stonata per i personaggi minori.

Mass Effect: Andromeda non è una produzione malvagia, ma le sue troppe inconsistenze lasciano perplessi.

Sensazioni discordanti

Una volta concluso Mass Effect: Andromeda, le sensazioni che si provano sono davvero discordanti.
Da un lato si apprezza la maggiore cura riposta nel Combat System, più dinamico rispetto al passato, e si resta soddisfatti dalle missioni finali della trama principale, adrenaliniche e coinvolgenti. Positivo il modo con cui è stato implementato il Nomad, molto più sensato rispetto al Mako del primo capitolo, e l’esplorazione torna ad avere un ruolo più marcato, come richiesto da molti fan della serie.

Dall’altro, però, si sente forte una strana sensazione: una mancanza piuttosto palbabile di soddisfazione, l’amaro in bocca per essersi ritrovati tra le mani un prodotto sicuramente non malvagio, ma che manca completamente di quelle emozioni e di quel coinvolgimento regalato dai precedenti episodi della saga. Si avverte una certa delusione per un comparto narrativo sottotono, la caratterizzazione dei personaggi non sempre brillante e la generale ripetitività delle missioni e delle attività da compiere, abbondanti in termini numerici ma molto altalenanti in termini di pura qualità, l’ennesima prova che puntare tutto sull’accumulo straripante non è sempre il miglior biglietto da visita se non adeguatamente sostenuto da idee vincenti.
Amaro in bocca anche per la resa dei dialoghi, non all’altezza dei predecessori, e per le conseguenze delle nostre scelte, nella maggior parte dei casi quasi ininfluenti e che hanno impatto principalmente su alcuni dialoghi tra il protagonista Ryder ed i suoi alleati.
Intendiamoci: Andromeda non è un brutto gioco, ed anzi può regalare belle soddisfazioni durante quelle numerose decine di ore necessarie per portarlo a termine, ma alla resa dei conti era lecito attendersi molto di più in praticamente ogni aspetto, che sia ludico, narrativo o tecnico. Paradossalmente, nonostante il lavoro mastodontico fatto da BioWare sui contenuti, Mass Effect: Andromeda sembra ben più vuoto e meno corposo rispetto alla Trilogia di Shepard, tre titoli non esenti da difetti ma capaci di restare impressi nella memoria di tanti giocatori grazie alle emozioni regalate, esattamente quelle che quest’ultimo episodio non riesce a trasmettere.
Incerto adesso il futuro della serie, con Electronic Arts che, insoddisfatta dalle vendite del gioco, sembra aver deciso di mettere in pausa il franchise (lo stesso destino toccato qualche anno fa ad un altro loro brand, Dead Space, sparito nel nulla da allora); BioWare non ha fornito chiare informazioni su questo fatto, e resta ora da vedere se i promessi DLC legati alla storia verranno effettivamente realizzati.

Sarà davvero questo l’epilogo di una delle più importanti saghe nate durante la scorsa generazione?
Ai posteri l’ardua sentenza.

COSA FUNZIONA

– Sistema di combattimento migliorato, reso ora più dinamico e con un buon ritmo
– Ampio spazio per l’esplorazione, Nomad ben implementato
– Un gran numero di missioni ed incarichi da completare
– Elevata longevità, superiore a tutti i precedenti capitoli
– Realizzazione estetica pregevole
– Buon accompagnamento sonoro, doppiaggio realizzato con cura

COSA NON FUNZIONA

– Storia che non appassiona, personaggi dalla caratterizzazione altalenante
– Dialoghi di dubbia qualità, nessuna reale conseguenze dalle nostre scelte
– Fin troppi incarichi ripetitivi, mancanza di creatività generale
– Animazioni legnose e sporadici problemi tecnici
– Non coinvolge come i passati episodi della serie

VERDETTO SENZAFILTRO: 7

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