Recensione – Mass Effect: Andromeda

Produttore: Electronic Arts

Sviluppatore: BioWare

Genere: Action/RPG

Giocatori: 1-4 (Co-op Online)

Versione testata: Xbox One

Un nuovo inizio

La saga di Mass Effect va annoverata tra le opere di maggior impatto viste nel corso della scorsa generazione videoludica: l’epopea del Comandante Shepard e la sua lotta contro i Razziatori, narrata attraverso tre episodi usciti tra il 2007 ed il 2012, ha appassionato i giocatori di tutto il mondo grazie alla sua storia coinvolgente, i suoi personaggi memorabili ed il suo evocativo mondo di gioco, qualità che hanno anche permesso di chiudere un occhio su alcune magagne ludiche (evidenti in particolare nel primo e nel terzo capitolo) che non rendevano impeccabile il Gameplay.
Nonostante tutte le controversie legate a Mass Effect 3 ed il suo discusso finale, l’opera di BioWare (e prodotto da Electronic Arts) è rimasta impressa nel cuore di un vasto pubblico, desideroso di ritornare quanto prima ad esplorare l’imponente universo creato dallo studio canadese.

Le voci su un nuovo Mass Effect cominciano a circolare già poco tempo dopo l’uscita del terzo capitolo: dopo un paio d’anni di voci e smentite, una prima notizia ufficiale arriva all’E3 2014, dove alcuni autori di BioWare, pur senza mostrare nulla di realmente concreto sul nuovo titolo, ne confermano la lavorazione tramite un breve video-documentario.
Bisogna aspettare l’E3 2015 per la conferma definitiva, con BioWare che mostra per la prima volta Mass Effect: Andromeda, nuovo episodio che prende le distanze dalla trilogia originale per narrare una storia inedita nella galassia di Andromeda. Gli autori promettono un prodotto ben più imponente rispetto ai predecessori, con una maggiore cura nel combat system, più enfasi sull’esplorazione e la tipica narrativa della saga.
Nei mesi successivi, le informazioni sul titolo si rivelano molto frammentarie, e solo quando si avvicina la data d’uscita, fissata per il 23 Marzo 2017 in Europa, si comincia a parlare seriamente del nuovo Mass Effect, con numerosi trailer e video-gameplay.
Tutto sembra procedere per il verso giusto, fino allo scoppio di una feroce polemica poche settimane prima dell’esordio sugli scaffali dei negozi: molti fan e diverse testate giornalistiche criticano aspramente il comparto tecnico del prodotto, puntando il dito in particolare contro le animazioni, irrealistiche e poco curate. Le discussioni su questo tema prendono il sopravvento: le accuse contro gli autori sono pesanti e molti mettono in dubbio l’acquisto del gioco.

Davvero basta un comparto tecnico quantomeno discutibile a mettere in ombra un prodotto di grande portata come Mass Effect: Andromeda, facendo passare in secondo piano tutte le altre, numerose caratteristiche che lo compongono?
Assolutamente no, detto seriamente.
Il problema, però, va ben oltre la realizzazione tecnica: nonostante i suoi pregi ed alcuni miglioramenti rispetto ai passati capitoli, l’ultima produzione di BioWare ha effettivamente diversi punti deboli in ogni aspetto, non dimostrandosi quella grande opera che poteva e doveva essere.

Il protagonista Scott Ryder assieme ad alcuni suoi compagni di viaggio.

Alla ricerca di una casa

Nel 2185, le più importanti razze della Via Lattea (Umani, Asari, Turian e Salarian) danno il via all’Iniziativa Andromeda, un enorme viaggio di esplorazione alla volta della Galassia Andromeda con il chiaro scopo di colonizzarla.
20.000 esponenti di ogni razza si imbarcano nelle Arche, enormi navi capaci di coprire l’immensa distanza tra le due galassie. Posti in stasi per tutta la durata del lungo viaggio, di oltre 600 anni, al loro risveglio i colonizzatori saranno guidati dai Pionieri, soldati di grande esperienza che partiranno all’esplorazione dei nuovi pianeti, in cerca di una nuova casa.
Protagonista della vicenda sono i fratelli Ryder, Scott e Sara, figli del pioniere umano Alec Ryder: il giocatore può decidere con quale dei due intraprendere l’avventura a inizio gioco, modificandone nome ed aspetto come da tradizione (l’editor non fa gridare al miracolo, seppur migliorato rispetto ai predecessori). Una volta scelto il nostro gemello (quello restante avrà un altro ruolo nel corso degli eventi), possiamo partire all’esplorazione del settore Heleus di Andromeda.
Ryder si risveglia sull’arca umana Hyperion nel 2819, esattamente 634 anni dopo la partenza dalla Via Lattea.
Dopo tutti i controlli medici di routine ed aver conosciuto SAM, l’avanzata I.A. di cui sono dotati tutti i pionieri, l’arca colpisce un’enorme nube spaziale, il Flagello, restando danneggiata. Ryder riesce a raggiungere suo padre per scoprire che Habitat 7, il pianeta scelto dagli umani come nuova dimora, è completamente diverso rispetto a quanto rivelato dalle scansioni a lungo raggio, apparentemente impossibile da colonizzare.
Scesi sul pianeta, Ryder ed i suoi compagni fanno la conoscenza di una razza nativa di Andromeda, i Kett, i quali si rivelano subito aggressivi contro i nuovi arrivati, scatenando conflitti a fuoco. Nel tentativo di fermare, tramite un macchinario del posto, le tempeste che affliggono Habitat 7, Ryder resta colpito da un’onda d’urto ed il suo casco si incrina; nel tentativo di salvare la vita al figlio, Alec si toglie il casco che indossa, ancora intatto.
Il giovane Ryder si salva per miracolo e si risveglia sull’Hyperion, ricevendo la terribile notizia della morte di suo padre, sacrificatosi per salvarlo. Il protagonista scopre anche che il genitore lo ha eletto nuovo pioniere e perfettamente integrato con l’I.A. SAM.
Non c’è tempo per piangere la scomparsa di Alec, poichè bisogna immediatamente raggiungere il Nexus, il fulcro dell’Iniziativa Andromeda, e mettersi in contatto con le altre Arche, sempre che siano sopravvissute al viaggio.
Inizia la grande avventura di Ryder all’esplorazione di Andromeda, alla ricerca di pianeti da colonizzare per permettere all’Iniziativa di sopravvivere. La minaccia dei Kett e le difficoltà incontrate su ogni pianeta rendono molto ardua l’impresa, ma il nuovo pioniere può contare sull’aiuto di valorosi compagni di squadra, preziosi alleati ed il supporto di una razza originaria del settore Heleus, gli Angara.

Molto di più rispetto al Gameplay vero e proprio, la saga di Mass Effect ha ottenuto la sua grande popolarità grazie alla storia, all’ottima scrittura dei dialoghi ed alla caratterizzazione dei suoi protagonisti, capaci di regalare coinvogimento ed emozioni. Logico, dunque, che sotto questi aspetti le aspettative siano stellari, con i fan che, in cuor loro, sperano anche di ricevere qualche informazione, anche la più piccola, sul possibile finale canonico di Mass Effect 3.
Sfortunatamente, Mass Effect: Andromeda dimostra grandi difficoltà proprio su questi aspetti, lasciando un forte amaro in bocca una volta completato.
La vicenda, fortemente incentrata sull’esplorazione e l’avventura (sono i temi centrali di questo nuovo capitolo, del resto), non regala emozioni per gran parte della sua durata, offrendo un’evolversi degli eventi piuttosto piatto e senza nessun evento davvero memorabile; nelle ultime fasi narrative, l’intreccio ha uno sviluppo più accentuato e non mancano colpi di scena nel complesso ben gestiti, ma che da soli non possono certo risollevare una situazione poco rosea.
Pollice verso nei confronti del finale, piuttosto insignificante e mal gestito: gli autori dimostrano di non aver imparato nulla dal controverso finale di Mass Effect 3, realizzando una conclusione molto deludente e che non tiene conto di tutti gli sforzi compiuti nel corso dell’avventura. La maggior parte delle scelte compiute nel corso della partita, tra l’altro, hanno un impatto decisamente poco incisivo sulle nostre azioni future, come se scegliere una o l’altra soluzione fosse quasi indifferente. Su quest’ultimo punto, comunque, il beneficio del dubbio ci può stare: la maggior parte delle scelte compiute nel corso della precedente trilogia hanno avuto conseguenze nel corso dei vari capitoli, dunque non è da escludere un qualcosa di analogo anche per Andromeda qualora dovesse venire annunciato un seguito.
Non aiutano i dialoghi, scritti in maniera molto più superficiale e poco approfondita rispetto agli standard a cui la serie aveva abituato gli appassionati: gli scambi tra i protagonisti ed i numerosi personaggi minori che incontreremo sul nostro cammino sono spesso blandi, poveri di dettagli e che trasmettono, talvolta, la sensazione di essere stati scritti in fretta e furia.
Non tutte le fasi parlate risultano così negative, e non mancano alcuni scambi al contrario ben orchestrati: molto interessanti le interazioni con le nuove razze di Andromeda, in più con diverse documentazioni volte a svelarci tutti i dettagli dei nativi della nuova galassia riguardo la loro anatomia, la loro cultura e le usanze tipiche. Anche qui, però, non si nota la stessa cura e la stessa profondità dimostrata nella trilogia di Shepard, dove tutti questi importanti dettagli venivano descritti in maniera ancora più convincente ed approfondita.
Alti e bassi anche nel cast dei protagonisti (composto interamente da volti nuovi, scelta logica e comprensibile date le tematiche trattate), complessivamente meno carismatico rispetto alla maggior parte dei personaggi incontrati nei predecessori. Molti dei nostri compagni di squadra si rivelano poco interessanti e con storie personali che non coinvolgono, dimostrandosi spesso anonimi (Liam su tutti); di sicuro la scrittura poco approfondita dei dialoghi non ha aiutato in questo senso, peggiorando la situazione.
Qualche comprimario che si salva comunque c’è, basti pensare a Nakmor Drack, l’anziano Krogan cinico ma dalla forte vena ironica, oppure a Jaal Ama Darav, l’enigmatico Angara inizialmente diffidente degli “alieni” ma che un poco alla volta si aprirà con i suoi nuovi compagni rivelandosi una preziosa risorsa; seppur in misura minore, anche l’esuberante Peebee regala alcuni momenti degni di menzione, dimostrando una personalità ben diversa rispetto a tutti le altre Asari incontrate in passato.
Infine, per quanto riguarda possibili collegamenti con i passati episodi, è bene non farsi grandi illusioni: ci sono degli accenni, alcuni anche interessanti, ma nulla di così sconvolgente.
In definitiva, tutto il comparto narrativo risulta una grossa delusione, lontano anni luce da quanto visto nei primi Mass Effect. Dispiace vedere così trascurato uno dei punti più forti della saga.

Sebbene meno appassionante del previsto, la storia offre comunque alcuni momenti interessanti.

La dura vita di un pioniere

Mass Effect: Andromeda ha decisamente tanta carne al fuoco in termini ludici, offrendo un corposo mix di azione, esplorazione ed interazioni con numerosi NPC. Ma è tutto realizzato a regola d’arte?

Di certo, in termini di combattimenti a fuoco, il titolo BioWare mostra dei passi avanti rispetto ai predecessori: l’azione risulta ora molto più dinamica e movimentata, grazie anche alla possibilità di effettuare numerosi scatti tramite il jetpack incorporato nella corazza del protagonista, utile per evadere facilmente dal fuoco nemico o dagli attacchi fisici delle creature più grosse.
Migliorate le coperture, con adesso (finalmente) la possibilità di poter cambiare spalla con la quale prendere la mira, sia dietro ad un riparo, sia stando in piedi; è inoltre possibile sparare alla cieca senza esporsi direttamente al fuoco nemico, l’opposto di quanto accadeva nei precedenti capitoli.
Anche stavolta è possibile impartire alcuni ordini ai nostri compagni di squadra (al solito potremo portarne due in missione), dicendo loro di concentrare gli sforzi su un apposito bersaglio, mandarli in copertura oppure spingerli ad utilizzare i loro poteri speciali.
Il Pioniere può contare su una grande quantità di potenziamenti, merito anche della possibilità di poter cambiare Addestramento durante la partita (Sicurezza, Biotico, Tecnico, Leader, Demolitore e Agente. Molto simili alle classi viste nella trilogia di Shepard, alcune di esse eccellono nel combattimento con armi da fuoco, mentre altre prediligono i poteri energetici, biotici ed abilità stealth). I poteri principali del nostro eroe sono suddivisi in Combattimento, Biotica e Tecnologia, da potenziare accumulando punti esperienza, da utilizzare per ottenere poteri sempre più efficaci (da assegnare poi agli appositi tasti) e migliorare le abilità con le singole armi, che spaziano tra pistole, fucili di vario genere ed oggetti da lancio.
Sono richiesti punti esperienza in grande quantità per sbloccare tutti i poteri ed i miglioramenti a disposizione, e lo stesso discorso vale anche per i nostri compagni di squadra, anch’essi dotati di caratteristiche peculiari da sbloccare e potenziare un poco alla volta.
La carte in regola per fare bene ci sarebbero tutte, non fosse per i classici problemi di Intelligenza Artificiale nemica: rispetto a Mass Effect 3, dove i nemici restavano spesso fermi sul posto oppure eseguivano lente manovre evasive davanti ai nostri occhi divenendo facili bersagli, le ostilità di Andromeda risultano più reattive ed aggressive, ma di sicuro non sono capaci nell’elaborare tattiche (tendono giusto ad accerchiarci, rivelandosi pericolosi quando presenti sul campo in gran numero) e si fanno spesso sorprendere come fessi dai nostri colpi o dalle nostre granate, che di schivarle proprio non ne vogliono sapere.
Nonostante ciò, il nuovo Mass Effect risulta ugualmente più impegnativo rispetto al terzo episodio: il fuoco nemico può arrecare ingenti danni ed alcune creature di grossa taglia che popolano i vari pianeti possono abbattere i nostri scudi nel giro di pochi attimi. Gli scontri con i Remnant, in particolare quando si affrontano gli enormi Architetti, richiedono pazienza e sangue freddo, poichè queste macchine possono ricorrere a diversi attacchi energetici anche su lunghe distanze, rivelandosi una pericolosa minaccia qualora dovessero circondarci.
Dispiace come al solito per la poca cura riposta nell’I.A., da sempre un punto debole del brand, perchè altrimenti, almeno per quanto riguarda gli scontri a fuoco, le critiche da muovere sarebbero ben poche.

Il sistema di combattimento è migliorato rispetto ai passati capitoli della serie.

L’esplorazione torna a rivestire un ruolo centrale nelle meccaniche ludiche. Le mappe dei vari mondi sono generalmente di grosse dimensioni e piene di incarichi da affrontare, che si affiancano alle consuete missioni prioritarie (Trama Principale e rapporti con gli altri personaggi e razze). In tal senso, Andromeda risulta piuttosto simile a Dragon Age: Inquisition, altra opera di BioWare dotata di grosse mappe da setacciare a fondo in cerca di missioni e risorse utili.
Date le grosse distane da coprire, ci sposteremo attraverso il Nomad, veicolo di grandi dimensioni che richiama alla memoria il Mako visto nel capostipite della serie. Ma rispetto ad allora, però, stavolta non ci ritroveremo a girovagare per pianeti vuoti e tutti uguali tra loro, poichè il Nomad risulta spesso indispensabile per l’esplorazione, permettendoci non solo di raggiungere tutti i punti d’interesse sulla mappa ma anche di passare attraverso luoghi altrimenti insidiosi o irraggiungibili.
Alcuni pianeti possono presentare ostacoli naturali, come elevate o basse temperature che abbasseranno più o meno lentamente il nostro supporto vitale, mettendo a rischio la nostra sopravvivenza. Oltre ad alcune aree sicure dove recuperare il supporto, anche il Nomad si rivela un’utile ancora di salvezza in questi casi, impedendoci di perdere energie preziose e proseguire così con l’incarico in corso.
Non mancano talvolta delle fasi in puro stile Platform, dove è richiesto spostarci da una piattaforma all’altra sfruttando anche il nostro jetpack. Questi momenti, comunque limitati nel corso dell’avventura, non risultano particolarmente ispirati o creativi, esattamente come non lo sono neanche i vari enigmi da risolvere per sbloccare le cripte nascoste all’interno di ogni pianeta. I rompicapi risultano monotoni e poco creativi, richiedendo prima di scansionare alcuni glifi e poi di immetterli in un apposito macchinario: se a prima vista questi puzzle possono sembrare ostici, basta poco per capirne le meccaniche e risolverli senza grossa fatica, senza contare che, volendo, si possono anche acquistare presso i rivenditori delle chiavi speciali che risolvono automaticamente tali enigmi.

Per quanto riguarda le interazioni con gli altri personaggi, anche qui si notano differenze rispetto al passato: come già confermato nei mesi precedenti l’uscita del gioco, è stato rimosso il sistema di moralità, dunque niente più risposte da Eroe o Rinnegato con conseguenti dialoghi bonus a seconda del nostro orientamento. Adesso potremo scegliere in totale libertà le nostre affermazioni attraverso la consueta ruota dei dialoghi già vista nel predecessori, con differenze legate principalmente al tono utilizzato dal nostro personaggio, che può essere ironico, sincero, diretto o impulsivo.
Ciò, tuttavia, non comporta grossi cambiamenti per quanto riguarda l’evolversi dei rapporti con gli altri personaggi, siano essi minori oppure i nostri compagni di squadra; in quest’ultimo caso potrebbero esserci delle differenze in termini di fiducia e simpatia, ma nulla che possa effettivamente cambiare le sorti del nostro cammino, se non giusto qualche dialogo.
Come già accennato, poi, nel precedente paragrafo incentrato sulla narrativa, le scelte che compiremo hanno un impatto davvero molto limitato sull’esito dell’avventura, modificando giusto l’andamento di alcuni dialoghi. La scrittura tutt’altro che eccelsa dei dialoghi non migliora la situazione, e pertanto è difficile ignorare il brusco passo indietro che sotto questo aspetto fa registrare Andromeda, ben lontano da quanto fatto con i precedenti episodi.

(CONTINUA A PAGINA 2)

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