Recensione – Hitman

Killer elegante

Sul fronte artistico, Hitman si difende bene, mostrando scenari ricchi di dettagli e ben caratterizzati. Si distingue in particolare Sapienza, che richiama alla mente i tipici paesini italiani ed offre alcuni scorci veramente spettacolari, esattamente come gli evocativi paesaggi di Hokkaido e di Bangkok. Ottima l’attenzione nei particolare di ogni luogo, inclusi gli ambienti interni, tra affascinanti ville e hotel di lusso di grandi dimensioni.
Appare sottotono unicamente l’ambientazione in Colorado, un campo militare piuttosto anonimo e senza spunti degni di nota.

Meno impressionanti i modelli poligonali dei personaggi e relative animazioni, quest’ultime piuttosto legnose. In generale, Hitman non si rivela graficamente tra i migliori titoli rilasciati in questa generazione, tuttavia compensa tale mancanza con l’assenza di qualunque grave problema tecnico o rallentamento (quantomeno nella versione completa giunta sugli scaffali), nemmeno quando su schermo appaiono numerose decine di NPC (come durante la sfilata di moda o al mercato di Marrakesh), con il motore grafico che svolge adeguatamente il suo compito riuscendo tranquillamente a gestire tale mole di personaggi.
L’accompagnamento musicale ricalca lo stile intrigante delle produzioni di spionaggio, fatto di sottofondi lenti e di atmosfera, pur senza offrire nessuna traccia destinata a farsi ricordare nel tempo.
Per quanto riguarda il doppiaggio, a differenza del passato, il nuovo Hitman non è stato doppiato in lingua italiana, lasciando dunque a disposizione il solo parlato in inglese. Non che la cosa sia poi un problema, considerato l’ottimo lavoro svolto in lingua anglosassone.

HITMAN

I vari alti e bassi qualitativi impediscono al nuovo Hitman di imporsi al top del genere Stealth.

Season Finale

Alla resa dei conti, vale la pena recuperare la prima stagione di Hitman completa, in versione retail?
La risposta è positiva, ma con alcune riserve.

La distribuzione ad episodi ci ha mostrato nel corso dello scorso anno un prodotto dalla qualità altalenante: a fronte delle prime due parti di gran qualità, il proseguo ha lasciato spazio ad episodi sottotono e poco coraggiosi, un lungo e brusco passo indietro riscattato però da una magistrale conclusione rappresentata dalla missione in Giappone, uno dei punti più alti mai toccati dall’intera saga dell’Agente 47.
Lascia perplessi questa altalena qualitativa, non aiutata da una I.A. spesso sottotono e che rende poco credibile il proseguo degli incarichi.
A salvare però la produzione portandola a livelli qualitativi molto buoni ci pensano il gran numero di contenuti e sfide da completare, una difficoltà ampiamente personalizzabile che può regalare momenti altamente impegnativi e coinvolgenti, e la grande varietà in termini di level design e di approcci agli incarichi; tutti questi aspetti positivi, una volta sommati, vanno a totale beneficio della rigiocabilità, che tocca vette impressionanti grazie soprattutto ai contenuti generati dagli utenti e dagli impegnativi Bersagli Elusivi.

Per questo motivo, nonostante qualche ombra di troppo, quest’ultimo Hitman merita di essere giocato, pur non essendo all’altezza dei migliori esponenti della serie. Restiamo adesso in attesa della Stagione 2, il seguito ancora non mostrato ma comunque confermato, nella speranza che possa anche offrire una narrativa molto più convincente, dando così senso a quanto vissuto in questa prima stagione.

COSA FUNZIONA

– Le missioni a Parigi, Sapienza e soprattutto Hokkaido valgono il prezzo del biglietto
– Mappe di grandi dimensioni, piene di approcci ed opportunità
– Grande quantità di contenuti e sfide da completare
– Rigiocabilità stellare
– Ottima realizazione artistica
– Con le giuste impostazioni, la difficoltà del gioco regalerà molte soddisfazioni

COSA NON FUNZIONA

– Le missioni a Bangkok, Colorado e soprattutto Marrakesh si rivelano molto deludenti
– I.A. da migliorare
– Trama fumosa e poco coinvolgente
– Graficamente non impressionante, animazioni legnose

VERDETTO SENZAFILTRO: 7.5

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