Recensione dal Passato – Spyro 3: Year Of The Dragon

Cover

Produttore: Sony

Sviluppatore: Insomniac Games

Genere: Platform

Giocatori: 1

Versione testata: PlayStation

L’ultima avventura di Spyro su PlayStation

Con Spyro 2: Gateway To Gimmer che ha segnato un piacevole passo avanti rispetto al capostipite, rivelandosi un prodotto di grane valore, era lecito attendersi un terzo episodio che chiudesse nel migliore dei modi la Trilogia di Insomniac Games su PlayStation.
Uscito alla fine del 2000, un anno dopo il secondo episodio, Spyro 3: Year Of The Dragon non si rivela allo stesso livello degli altri due capitoli e si presenta come un more of the same ben poco arricchito. Nonostante tutto, resta ugualmente un titolo piacevole da giocare, in particolare per tutti gli amanti del simpatico draghetto viola.

More of the same

Questa volta Spyro dovrà salvare tutte le uova di drago rubate dalla strega Bianca e dal suo esercito di rinoc. Bianca è al servizio della Maga, un essere crudele che vuole impossessarsi dei poteri dei piccoli draghi per ottenere l’immortalità.
Accompagnato dai suoi amici Sparx e Hunter, Spyro si reca nei Mondi Dimenticati, terre invase dai rinoc e dove sono state nascoste le 150 uova deposte all’inizio dell’Anno del Drago.

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Già dai primi attimi di gioco gli amanti dei predecessori si sentiranno immediatamente a casa.

Sin dai primi attimi di gioco è evidente l’enorme similitudine di Year Of The Dragon con i due predecessori: il terzo episodio funziona alla stessa maniera, con Spyro che ha lo scopo di recuperare le Uova (il collezionabile principale del gioco) e le centinaia di Gemme sparse in ogni singolo livello; la loro raccolta è fondamentale, poichè permettono di sbloccare nuovi livelli o zone altrimenti inaccessibili.
Le abilità di Spyro sono le medesime già conosciute negli altri due titoli, dunque potremo fare affidamento sulle sue abilità di rincorsa, volo e getto di fuoco. Numerosi i nemici presenti in ogni stage, sebbene basti un singolo colpo ben assestato per metterli al tappeto.
La sola differenza di Spyro 3 con il passato è data dalla presenza di nuovi personaggi giocabili in determinate subquest dell’avventura: dopo averli liberati dalle loro prigioni, potremo vestire i panni di Sheila il canguro, il Sergente Byrd, il mastodontico yeti Bentley ed Agent 9 la scimmia.
Tutti i personaggi sono dotati di apposite abilità esclusive ben differenti rispetto a quelle di Spyro: ad esempio, Sheila può spiccare salti enormi, Bentley combatte con una possente clava e può spostare grossi ostacoli, Byrd può volare liberamente ed Agent 9 combatte con pistole e granate.
Nella sostanza, però, il loro apporto al Gameplay non è così sconvolgente e le meccaniche restano pressochè invariate; come se non bastasse, la maggior parte degli stage e dei minigiochi che ci fanno impersonare questi comprimari risultano poco stimolanti, sicuramente giocabili ma anche tra i momenti meno riusciti del titolo Insomniac.
Non dimentichiamoci nemmeno di Hunter, l’amico leopardo conosciuto in Spyro 2 e che qui ci mette a disposizione uno skateboard ed intere piste dove divertirci a suon di acrobazie e sporadiche gare contro diversi avversari. I minigiochi di Hunter, al contrario delle fasi con gli altri personaggi, risultano invece più interessanti e divertenti, regalando anche alcune sfide niente male.

A proposito di sfida, Spyro 3 appare piuttosto semplice, in linea con gli standard della serie. I combattimenti non danno particolari problemi (ma non mancano alcune fasi più ostiche verso le battute finali del gioco, con ostacoli e nemici posizionati in modo insidioso), mentre la raccolta dei collezionabili non dà particolari problemi essendo tutti facilmente accessibili. In tal senso i precedenti episodi regalavano qualche soddisfazione in più.
Una delle maggiori problematiche della serie è sempre stata la telecamera, spesso caotica e che può anche causare alcune fastidiose morte accidentali durante le fasi platform. Tale problema non è stato risolto in questo terzo capitolo, ma anzi appare quasi peggiorato; le angolazioni risultano drammatiche soprattutto negli scontri con i Boss principali, dove è facile perdere il controllo e generare dunque frustrazione in alcuni giocatori.
Anche il Level Design alterna alti e bassi, con alcuni stage realizzati con ispirazione ed altri invece più anonimi e con ben poche sorprese. I livelli, comunque, godono di maggiori dimensioni rispetto al passato, sono più ricchi di collezionabili e non risultano mai dispersivi.

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I collezionabili presenti nel gioco sono decisamente numerosi.

La longevità generale si attesta su livelli buoni, specialmente se lo scopo è raggiungere il vero finale raccogliendo ogni singolo tesoro offerto dal gioco. Una dozzina di ore circa potrebbero bastare per giungere al fatidico 100%.
Tuttavia, la sensazione generale è quella di trovarsi davanti allo Spyro meno appassionante della trilogia di Insomniac, come già detto un more of the same che non arricchisce la formula ludica e che non convince con quei pochi cambiamenti introdotti, tutti legati ai nuovi personaggi giocabili.

Il drago che non cambia pelle

Anche sul fronte grafico ci sono ben poche differenze rispetto ai predecessori: stesso stile e stesse animazioni, con il malus rappresentato da scenari meno ispirati rispetto a quelli visitati nei primi due episodi.
Tutto ciò, comunque, non è da valutare necessariamente in senso negativo: i precedenti episodi erano visivamente uno splendore e sfruttavano al meglio le capacità tecniche della PlayStation; lo stesso discorso si può dunque estendere anche a questo terzo capitolo, dotato magari di mondi meno affascinanti (ma che non sono comunque brutti a vedersi), ma sempre tra i migliori giochi, tecnicamente parlando, disponibili sulla prima console casalinga di Sony.

Meno ispirato il sonoro, che offre sottofondi poco incisivi e che non si fanno ricordare a lungo; in tal senso il secondo episodio resta su un livello ben superiore.
Sul doppiaggio, invece, è meglio sorvolare, essendo recitato in maniera molto superficiale. Non siamo ai livelli infimi del capostipite, ma non importa quale lingua è settata: lo stimolo a skippare i dialoghi emerge ad ogni occasione.

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Complice una telecamera spesso indecente, le Boss Fight non riescono a convincere appieno.

Ne vale la pena?

La trilogia di Sypro su PlayStation si conclude con alti e bassi, non lasciando il segno.
Spyro 3: Year Of The Dragon indubbiamente ha le carte in regola per farsi apprezzare da tutti coloro che hanno adorato i primi due episodi, data la sua enorme similitudine con essi; ma proprio la grossa fedeltà al passato, il suo essere quasi un grande copia-incolla dei predecessori, impedisce a questo terzo capitolo di spiccare il volo, tascinandosi appresso i limiti di sempre (la discutibile telecamera su tutti) e non riuscendo a convincere con la novità dei personaggi giocabili alternativi, protagonisti di alcune delle parti meno riuscite della produzione.

In definitiva, Spyro 3 è caldamente consigliato agli amanti della serie e del personaggio, un prodotto che riesce comunque a divertire e dotato di una veste grafica notevole per la prima console Sony. Tuttavia, non bisogna aspettarsi sorprese e, di sicuro, chi non ha particolarmente apprezzato i due titoli precedenti molto difficilmente cambierà idea con questo terzo capitolo.
Spyro 3, infine, è l’ultimo episodio della serie sviluppato da Insomniac Games: il gruppo californiano esordirà su PlayStation 2 con la sorprendente serie di Ratchet & Clank, mentre le avventure del draghetto viola passeranno in mano ad altri sviluppatori, i quali faranno lentamente sprofondare nell’oblio la serie.

COSA FUNZIONA

– Nuovi personaggi giocabili
– Mondi più vasti e con un maggior numero di collezionabili
– Tecnicamente è sempre notevole
– Buona longevità

COSA NON FUNZIONA

– La telecamera continua a dare vari problemi
– Troppo simile e meno ispirato rispetto ai predecessori
– Le poche novità introdotte non convincono
– Sonoro sottotono

VERDETTO SENZAFILTRO: 7

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