Recensione dal Passato – Final Fantasy III

Final-Fantasy-IIIProduttore: Square-Enix

Sviluppatore: Square-Enix

Genere: J-RPG

Giocatori: 1

Versione testata: Esclusiva DS

Il tassello mancante

Uscito originariamente su Famicom (il nome giapponese del NES) nel 1990, per tanti anni Final Fantasy III è rimasto confinato nel solo mercato giapponese, a differenza di tutti gli altri capitoli che, in varie versioni, sono riusciti a varcare tali confini giungendo sul suolo americano ed europeo.

Del resto, in quegli anni la saga Square non godeva ancora di una grande popolarità mondiale: prima dell’enorme successo di Final Fantasy VII su PlayStation, nessun capitolo regolare vide la luce in Europa, mentre negli Stati Uniti arrivarono soltanto alcuni capitoli con tanto di differente numerazione (vennero rilasciati il primo Final Fantasy, Final Fantasy IV e Final Fantasy VI, con questi ultimi due ritenuti il secondo ed il terzo capitolo).
Dopo Final Fantasy VII, un poco alla volta tutti i capitoli regolari hanno visto la luce occidentale tramite diverse raccolte e riedizioni. Stranamente, però, Final Fantasy III è sempre stato escluso da tali compilation, restando per molto tempo l’unico episodio del brand principale ancora sconosciuto ai più.

Nel 2006, però, Square-Enix colma finalmente la lacuna rilasciando per Nintendo DS il remake tridimensionale del terzo capitolo, questa volta arrivato in tutto il mondo. Possiamo cosi recuperare il tassello tanto a lungo mancato. Cosa ha da offrire questo importante Remake?

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Terre inesplorate, castelli e villaggi: un Final Fantasy dei bei tempi andati.

I prescelti dalla Luce

Mille anni prima, la Luce stava per inghiottire l’Oscurità, rischiando di sconvolgere per sempre il mondo a causa di tale instabilità. Per porre fine alla minaccia, quattro Cavalieri Oscuri vennero scelti per riportare l’equilibrio tra i due elementi, evitando dunque una terribile catastrofe; il gruppo riusci nell’impresa e la parità tra Luce ed Oscurità venne ristabilità e garantita per un migliaio di anni.
Adesso, le parti si sono invertite: alcune misteriose forze oscure hanno riportato il caos, preparandosi a distruggere la Luce e far sprofondare il mondo in un profondo oblio. Un violento terremoto scuote la terra, mentre i Cristalli di Luce rischiano di essere distrutti, facendo cosi prendere il sopravvento all’Oscurità ed ai suoi malvagi servitori.
Come accaduto mille anni prima e come profetizzato, quattro prescelti saranno benedetti dalla Luce e lotteranno per ristabilire l’ordine.
Un giovane ragazzo di nome Luneth, dopo essere caduto in un buco causato dal terremoto, si ritroverà al cospetto di un misterioso Cristallo: esso gli rivelerà di essere il prescelto per riportare l’ordine e sconfiggere le forze del male. Luneth dovrà quindi partire in viaggio per riunirsi con gli altri 3 compagni (di cui ignora le sembianze) e portare a termine la sua missione prima che sia troppo tardi.

La storia di Final Fantasy III non è certamente tra le più memorabili del franchise, ma contemporaneamente si rivela ben gestita senza mai rivelarsi particolarmente noiosa, grazie ad uno sviluppo degli eventi ragionato e con alcuni sviluppi coinvolgenti.
Questo Final Fantasy, tuttavia, pecca per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, tra i meno carismatici di tutta la serie regolare: i quattro protagonisti (il già citato Luneth, Arc, Refia e Ingus), tutti poco più che ragazzini, non godono di grande caratterizzazione e nel complesso appaiono discretamente anonimi, di sicuro incapaci di farsi ricordare nel tempo, come accaduto per tanti altri protagonisti della storica serie Square.

Tra classi e tradizioni

Final Fantasy III ha un’impostazione fortemente tradizionale, senza nessuna particolare stravolgimento rispetto alla versione originale uscita su Famicom 16 anni prima. Non per questo, comunque, si rivela un prodotto anonimo, ma anzi offre diverse battaglie interessanti ed alcuni impegnativi scontri con i Boss che richiedono pazienza e dedizione per essere superati con successo.

Il Combat System è quello classico dei primi Final Fantasy, con scontri a turni (il famoso ATB venne infatti introdotto a partire dal quarto capitolo) che ci consentono di prenderci tutti il tempo necessario per ragionare sulle nostre mosse, in attesa dell’offensiva nemica. Dopo ogni battaglia si ottengono i classici punti esperienza, indispensabili per potenziare le caratteristiche dei nostri eroi e renderli sempre più efficienti. Una buona idea, in particolare durante le prime ore di gioco, è quella di girovagare sulla mappa principale o nei dungeon affrontando numerose sfide in modo cosi da rinforzare subito il party e prepararsi al meglio per le future ostilità.
Un elemento fondamentale del Gameplay è rappresentato dalle Classi, “mestieri” che cambieranno più o meno radicalmente le qualità e le tecniche specifiche dei personaggi, rendendoli più prestanti in determinati contesti oppure più deboli in altre situazioni.
Le Classi, 23 in totale, si sbloccano proseguendo nell’avventura e si possono cambiare in qualunque momento durante la partita, quando non saremo impegnati in un combattimento. Da tenere presente che anche questi equipaggiamenti possono migliorare di livello guadagnando punti esperienza, permettendo cosi l’accesso a poteri sempre più devastanti; l’esperienza accumulata, però, non è condivisa dalle altre Classi e, pertanto, qualora decidessimo di passare ad un’altra categoria, si riparte da zero e metterci d’impegno per potenziare il nostro nuovo lavoro (ovviamente l’esperienza accumulata per una precedente Classe resta inalterata, pertanto possiamo riequipaggiarla in qualunque momento e ripartire subito con tutte le caratteristiche già sbloccate).
Un espediente che potrebbe anche far storcere il naso a qualcuno, costringendoci a diverse battaglie ripetitive, ma al tempo stesso questa impostazione aggiunge pepe alla sfida rendendola più equilibrata: in effetti, sarebbe stato troppo comoda un’esperienza condivisa tra tutte le Classi, anche quelle mai utilizzate, da cambiarle poi a seconda della convenienza; ciò avrebbe potuto semplificare in maniera eccessiva il livello di difficoltà dell’opera, che si attesta su buoni livelli.
Le Classi disponibili sono molto variegate: si passa da quelle bilanciate come il Tuttofare o il Mago Rosso, ad altre dove si predilige la forza fisica, come per esempio Guerriero, Monaco o Cavaliere Nero.
Immancabili le categorie di Magia Bianca (Mago Bianco e Devoto) e Magia Nera (Mago Nero, Stregone e Negromante), per poi concludere con le categorie ibride che mescolano tutte quelle elencate in precedenza: troviamo il Cavaliere, lo Studioso, l’Evocatore o il Saggio, giusto per dirne alcune.
Sarà fondamentale studiare attentamente tutti i pro e contro di ogni singola Classe: oltre ad eccellere in un determinato contesto, tutte quante offrono ulteriori abilità specifiche che possono fare la differenza negli scontri con determinati avversari.
Una buona idea è quella di variare il più possibile gli equipaggiamenti dei personaggi, in modo da avere una squadra equilibrata e pronta ad affrontare ogni tipo di ostilità. Con un party dotato di Classi troppo simili tra loro si corre il rischio di non fare troppa strada, magari una volta arrivati ad un nemico che, per esempio, può subire gravi danni solamente tramite potenti attacchi di Magia Nera.

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Alcuni combattimenti riescono a lasciare il segno.

Il Gameplay, in sostanza, funziona egregiamente e, specie durante gli scontri con i Boss, la sfida si rivela soddisfacente, mai frustrante se i personaggi sono stati adeguatamente potenziati.
Detto questo, comunque, va anche detto che siamo davanti ad uno dei Final Fantasy meno impressionanti, per quanto comunque molto valido. I Dungeon non sono tutti particolarmente brillanti e, durante l’avventura, non mancano alcuni momenti morti (in particolare nella prima metà) che rendono il proseguo leggermente tedioso. E’ un titolo che impiega qualche ora prima di ingranare a tutti gli effetti e sprigionare il suo potenziale, rivelandosi finalmente godibile.
Ma di certo, paragonato ad altri episodi classici come Final Fantasy IV o Final Fantasy VI, il terzo capitolo non regge il confronto per storia, qualità dell’avventura e battaglie effettivamente memorabili. Ma con appunto la consapevolezza di non essere davanti al miglior esponente della serie, senza caricarsi di enormi aspettative dato l’importante nome che porta, Final Fantasy III saprà regalare grandi soddisfazioni.
Passando al fattore Longevità, siamo più o meno intorno agli standard dei primi episodi della serie. Molto dipende da quanto tempo si passa a potenziare le Classi ed i personaggi, oltre alla profonda esplorazione del mondo, ma in una trentina di ore circa di giochi dovrebbero essere conclusi. Un durata nel complesso soddisfacente.

Il mondo in tre dimensioni

Il mondo esplorabile è di buone dimensioni e suddiviso in due parti, un continente terreno ed uno nei cieli. Numerosi i Dungeon e le città esplorabili, dove fare rifornimenti di oggetti e proseguire con la storia.
Gli scenari, per la maggior parte, si rivelano piuttosto generici e non rientrano tra i più ispirati del franchise, ma non manca praticamente nessuna delle ambientazioni più classiche.
Girovagare per il mondo è utile anche per salvare la partita: infatti, soltanto ritrovandosi a cielo aperto sarà infatti possibile registrare i nostri salvataggi in qualunque momento; all’interno dei Dungeon, comunque, non mancheranno i consueti punti dove poter salvare i nostri progressi, evitando di dover ricominciare queste sezioni in caso di sconfitta.

Altra caratteristica da segnalare è il completo rifacimento del comparto tecnico, adesso interamente in 3D.
Il lavoro svolto è nel complesso decoroso e non fa rimpiangere i bei tempi andati delle due dimensioni, sebbene si noti una grafica in parte spigolosa che non brilla particolarmente in termini di dettagli ed animazioni. Il DS tecnicamente può fare di meglio.
Buono anche il fronte sonoro, con musiche orchestrate nel tipico stile della serie, perfettamente adeguate per un gioco dai toni puramente fantasy e con i giusti toni epici nei momenti fondamentali dell’avventura.

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Pur non essendo il miglior episodio della serie, vale la pena recuperare Final Fantasy III.

Serie completa

Indipendentemente dalla qualità effettiva del gioco (che si attesta comunque su livelli molti buoni), l’arrivo ufficiale di Final Fantasy III in Occidente è stato a suo modo un piccolo, importante evento: prima del 2006 era stato infatti l’unico capitolo a non essere mai convertito per i territori PAL o NTSC americani, pertanto la possibilità di poterlo finalmente recuperare in una lingua comprensibile è stato per tanti appassionati un lieto evento, la possibilità di completare la propria collezione di Final Fantasy e l’opportunità di poter giocare un altro valido J-RPG.
Che poi non sia effettivamente tra i migliori episodi di sempre questo è un altro conto. Non siamo davanti ad un Capolavoro o ad un titolo capace di coinvolgere ed emozionare come alcuni suoi illustri successori, ma ci sono vari motivi che spingono (o hanno spinto) all’acquisto e, fortunatamente, si tratta nel complesso di soldi ben spesi.

COSA FUNZIONA

– Buon sistema di combattimento ed ottima varietà nelle Classi
– Piacevole accompagnamento sonoro
– Longevità Soddisfacente
Final Fantasy III finalmente in Occidente

COSA NON FUNZIONA

– Protagonisti anonimi
– Meno coinvolgente rispetto ad altri Final Fantasy
– Tecnicamente il DS può fare ancora meglio

VERDETTO SENZAFILTRO: 7.5

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