Recensione dal Passato – Donkey Kong Country 3: Dixie Kong’s Double Trouble

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Produttore: Nintendo

Sviluppatore: Nintendo

Genere: Platform

Giocatori: 1-2

Versione testata: Super Nintendo

Canto del cigno

Nel 1996, per il terzo anno consecutivo, ecco arrivare l’ultimo episodio della Trilogia di Donkey Kong Country; si tratta di uno degli ultimi titoli rilevanti per Super Nintendo, ormai prossimo a lasciare il passo al Nintendo 64.
I primi due episodi si sono rivelati tra i migliori titoli della Generazione a 16-Bit, e Rare vuole chiudere con il botto la sua esperienza su SNES, nonostante il rischio di un prodotto ormai troppo simile a quanto già mostrato dai predecessori.
Andiamo a vedere se Donkey Kong Country 3: Dixie Kong’s Double Trouble conclude onorevolmente la serie che ha riportato sotto i riflettori il peloso scimmione di casa Nintendo.

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Uno dei primi livelli di gioco.

Lo scimmione che ben conosciamo

Dopo aver sconfitto nuovamente i Kremlings e salvato Donkey Kong, è nuovamente relax per la famiglia Kong. Un giorno, DK e Diddy Kong partono alla volta dell’inesplorato Northern Kremishpere, senza però fare ritorno da quel viaggio. Preoccupata per la sorte dei suoi amici, Dixie Kong decide di partire alla loro ricerca, accompagnata dal giovanissimo Kiddy Kong, scimmione tanto tonto quanto potente; ad aiutarli nella loro missione ci saranno come sempre gli altri membri della famiglia.

Nonostante si tratti indubbiamente di un piacevole Platform, ricco di spunti interessanti e di momenti coinvolgenti, questo terzo capitolo accusa una certa stanchezza, non andando oltre a quando fatto dagli altri due episodi. Senza poi contare che, ancora una volta, Donkey Kong è ridotto al ruolo di semplice cameo non essendo un personaggio giocabile; stessa sorte tocca questa volta anche a Diddy, messo in disparte dagli autori a favore del ben più anonimo Kiddy.                                                                                  Il nuovo arrivato può comunque contare sul suo peso per aprire alcuni piccoli passaggi segreti, e può essere sfruttato da Dixie come una sorta di barile una volta lanciato a terra. La nostra fanciulla, invece, recupera le abilità viste in Donkey Kong Country 2, potendo ancora fluttuare in aria per un breve lasso di tempo.                  Sostanzialmente questo terzo titolo ripropone le meccaniche già viste nei due predecessori, mostrando tra l’altro un Level Design meno ispirato rispetto agli standard della serie.                                                                                                    Effettivamente era difficile replicare i fasti dei primi due titoli, produzioni eccellenti che si sono imposte al top della ludoteca SNES, ma in alcuni casi Donkey Kong Country 3 trasmette la sensazione di essere effettivamente la pecora nera della trilogia, nonostante l’ottima varietà generale del Gameplay e dei livelli, molti dei quali dotati di tematiche specifiche attorno alle quali ruotano le meccaniche di gioco: ad esempio, oltre ai classici stage puramente Platform, ecco livelli dove saremo al buio, dove saremo trasformati in uno dei nostri amici animali, dove dovremo scalare una montagna aggrappati ad una fune che sta andando a fuoco, dove un mirino ci seguirà costantemente nel tentativo di eliminarci, dove dovremo fuggire da una motosega posta in fondo allo schermo, dove la gravità è alterata, dove i controlli sono invertiti, e cosi via. Non tutti questi livelli, però, si rivelano particolarmente ispirati e, al contrario, trasmettono una sensazione di forzatura che li rende poco coinvolgenti. Insomma, non siamo esattamente al livello di stupore e meraviglia che trasmetteva lo stage nella carretta delle miniere visto nel primo episodio, tanto per dire.

Nel corso della partita dovremo raccogliere tanti collezionabili (importanti le Monete DK, difese stavolta da un Kremling) e completare numerose aree bonus, fondamentali per scoprire i livelli del Mondo Perduto e completare al 103% l’avventura.
Numerosi i mondi di gioco, 8 in tutto e composti da 5 stage ciascuno. Scoprire tutti i segreti del titolo Rare richiede tempo ed impegno, garantendo dunque una longevità soddisfacente. Non mancano livelli impegnativi, dove è bene armarsi di santa pazienza e di numerose vite extra per superare ogni ostacolo.                             Stavolta dovremo anche collezionare dei particolari “Uccelli Banana”, intrappolati dentro delle grotte nascoste (13 in tutto), oppure in possesso di determinati personaggi, i Fratelli Orso, le cui casette sono sparse lungo tutta la vasta mappa di gioco: l’interazione con questi orsi è fondamentale per completare totalmente l’avventura, e spesso è richiesta la spesa di ingenti quantità di Monete Orso (sparse lungo gli stage oppure guadagnate attraverso i minigiochi) per soddisfare le loro richieste.
Ovviamente non mancano i Kong: Wrinkly ci consente di salvare la partita; Funky stavolta affitterà le sue barche permettendoci di esplorare la mappa di gioco principale, molto più grande rispetto ai predecessori; infine, Swanky ha elaborato nuovi tipi di minigiochi dove affronteremo lo scorbutico Cranky, questa volta non più posto a darci consigli ma intenzionato a farci subire una dura sconfitta.                                         Torna anche stavolta il multiplayer, sebbene con lo stesso modello già visto negli altri due titoli: partita cooperativa dove un giocatore controlla a turno i Kong, oppure competitivo, con entrambi i giocatori che devono giocare gli stessi livelli nel tentativo di arrivare per primi a conclusione del gioco.

In definitiva, chi ha amato gli altri due capitoli troverà diverse soddisfazioni anche con questo terzo gioco, il quale resta innegabilmente divertente, pur avendo perso lo smalto degli anni precedenti e non riuscendo a rivelarsi altrettanto stupefacente in termini ludici o di inventiva.

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I livelli con tematiche speciali sono numerosi e rendono il Gameplay variegato, pur senza raggiungere le vette dei predecessori.

Graficamente ancora al top

Graficamente, come era prevedibile, il titolo non si è mosso: il secondo titolo aveva praticamente spinto ai massimi limiti le capacità del Super Nintendo, e Donkey Kong Country 3 si limita a riproporre la stessa, comunque magistrale veste grafica già ammirata nei due anni precedenti.                                                                            Ottime come al solito le animazioni dei personaggi ed ispirati gli scenari, che spaziano da laghi a foreste, da montagne a caverne, per poi passare attraverso fabbriche ed il castello del cattivone di turno. Non siamo tuttavia allo stesso livello delle ambientazioni esplorate nei primi due titoli, artisticamente molto pi spettacolari e visionari. Meno ispirata anche la caratterizzazione dei nemici, sostanzialmente anonima e con poca personalità.

A sorpresa si rivela sottotono l’accompagnamento musicale, da sempre punto di forza della serie, in particolare nel secondo capitolo che ha offerto una delle più memorabile soundtrack di tutta l’era a 16-Bit; questa volta, nonostante la presenza di alcuni brani ispirati che difficilmente passano inosservati (come il tema dei panorami innevati o quello tenebroso degli abissi marini), la maggior parte delle tracce ha uno stile piuttosto semplice e scanzonato che non lascia il segno. Effettivamente, dopo l’immenso lavoro svolto con Donkey Kong Country 2, le aspettative in tal senso erano stellari e, di conseguenza, facili da disattendere.

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Il design delle mappe resta sempre molto affascinante.

Il botto che non è esploso

Donkey Kong Country 3: Dixie Kong’s Double Trouble è un Platform piacevole e che conclude in maniera comunque dignitosa la serie, grazie in particolare all’ottima varietà offerta dai livelli di gioco.
Tuttavia, resta il capitolo meno ispirato della serie, non capace di lasciare il segno nella mente e nel cuore del giocatore come fatto dai due capolavori precedenti. L’ennesima assenza di Donkey Kong, alla quale si aggiunge anche quella di Diddy, non aiuta a migliorare la situazione.
Nonostante tutto, il titolo Rare resta assolutamente consigliato: siamo comunque davanti ad un piacevole Platform capace di intrattenere a lungo, che ha avuto la sfortuna di doversi confrontare con due predecessori che hanno posto l’asticella qualitativa decisamente in alto.

COSA FUNZIONA

– Grande varietà in termini di Gameplay
– Longevità Soddisfacente grazie ai numerosi collezionabili e segreti da scoprire
– Graficamente è sempre al top del Super Nintendo

COSA NON FUNZIONA

– Molto meno ispirato rispetto ai predecessori
– La colonna sonora delude le aspettative
– Donkey Kong ridotto nuovamente ad una semplice comparsa, stavolta assieme a Diddy

VERDETTO SENZAFILTRO: 7.5

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