Recensione – Crash Bandicoot: N-Sane Trilogy

Produttore: Activision

Sviluppatore: Vicarious Visions

Genere: Platform

Giocatori: 1

Versione testata: Esclusiva PlayStation 4

Un ritorno inaspettato!

E infine Crash Bandicoot è tornato, come un fulmine a ciel sereno in un’afosa giornata estiva.
E dire che, l’ultima volta che lo abbiamo visto, il simpatico marsupiale arancione non se la passava certo bene.

Dopo i fasti della prima PlayStation, con una serie di titoli di ottima qualità realizzati da Naughty Dog, Crash si è perso lentamente per strada non convincendo più come alle origini. Già con il primo episodio regolare Post-ND, Crash Bandicoot: The Wrath Of Cortex, la serie ha cominciato a zoppicare: questo episodio non era sicuramente ingiocabile o da buttare via, ma si limitava a riproporre senza grande ispirazione quanto fatto con i primi capitoli, non aggiungendo nulla alla formula di gioco.
La situazione con è migliorata con i capitoli successivi, Spin-Off inclusi, sempre meno ispirati e sempre più inconsistenti, arrivando poi a toccare il fondo con Crash Of The Titans e Crash: Mind Over Mutant, produzioni incapaci di lasciare il segno che si distingono negativamente anche per un redesign dei personaggi altamente discutibile.
L’ultimo esponente del brand in ordine cronologico, il pessimo Crash Nitro Kart 2 per dispositivi mobile, rilasciato nel 2010, porta Crash a sparire dai radar per molti lunghi anni.
Forse è meglio così: il Bandicoot era ormai divenuta una vecchia gloria lontana dalla sua epoca d’oro, divenuto sempre di più l’ombra di sè stesso e non in grado di restare al passo con i tempi. E quando si arriva a questo punto, bisogna avere il coraggio di staccare la spina e guardare oltre, poichè non ha senso continuare a rovinare un bel ricordo.
Eppure, i fan non hanno mai dimenticato Crash Bandicoot, non hanno mai smesso di amarlo e di sperare in un suo ritorno in grande stile. E nel corso degli anni successivi, anche diversi membri del settore videoludico si sono detti interessati ad un possibile ritorno del personaggio, senza che però si concretizzasse nulla.
Le prime concrete speculazioni arrivano a Dicembre 2015 quando, durante il PlayStation Experience, il presidente di Sony Interactive Entertainment America, Shawn Layden, apparve sul palco indossando una maglietta di Crash Bandicoot. Ulteriore benzina sul fuoco viene lanciata da Naughty Dog con Uncharted 4: A Thief’s End, dove il protagonista Nathan Drake ad un certo punto dell’avventura si mette a giocare al primo episodio della serie.
E’ chiaro che qualcosa bolle in pentola, tanti indizi sparsi che lasciano intendere la seria possibilità di un ritorno di Crash imminente.

Finalmente, tutta la verità viene svelata all’E3 2016: la Activision, detentrice dei diritti sul brand, annuncia ufficialmente il ritorno di Crash Bandicoot con i rifacimenti per PlayStation 4 dei primi tre capitoli della saga apparsi sulla prima PlayStation. Ad occuparsi dei remake è Vicarious Visions, un team che in passato ha già sviluppato diversi spin-off della serie.
Crash Bandicoot: N-Sane Trilogy debutta ufficialmente alla fine di Giugno del 2017, rivelandosi immediatamente un clamoroso successo commerciale andato ben oltre le già rosee aspettative.
E considerato che il lavoro svolto in queste riedizioni è complessivamente pregevole, fa ancora più piacere un simile ritorno.

Crash è tornato, più folle che mai.

Cosa è cambiato?

Partiamo subito con una domanda che ha posto dubbi a diversi fan: la N-Sane Trilogy è un remake o una remastered?

Gli autori stessi, parlando della loro opera, si sono sempre riferiti ad essa con il termine “Remastered Plus”, una definizione che in un certo senso potrebbe anche essere appropriata: del resto, i tre giochi inclusi nella collezione sono decisamente fedeli alle controparti originali, con Vicarious Visions che ha preferito non stravolgere nulla di quanto fatto vent’anni prima da Naughty Dog e puntando giusto ad alcune piccole aggiunte di contorno.
Tuttavia, come poi vedremo più avanti nella recensione, i grossi ritocchi fatti sugli aspetti estetici e sonori vanno decisamente oltre a qualunque altra Remastered in circolazione: nonostante il design dei livelli sia totalmente fedele al passato, tutto è stato rifatto interamente da zero, ed anche le musiche e gli effetti sonori sono stati del tutto modernizzati, oltre ad un doppiaggio nuovo di zecca.
Gli sviluppatori hanno inoltre confermato che adesso i salti richiedono di essere eseguiti con una maggiore precisione rispetto ai titoli originali (soprattutto nel primo capitolo), dovuto al fatto che il motore di gioco gestisce le collisioni in maniera differente, mentre la fisica del gioco porta il nostro Bandicoot ad atterrare a terra lievemente prima.
Si tratta di piccoli cambiamenti che in realtà non stravolgono l’essenza dei giochi originali, e la difficoltà generale resta sugli stessi livelli del passato. Qualunque potrebbe comunque storcere il naso di fronte a questa maggior precisione richiesta, che potrebbe dunque comportare morti più frequenti o accidentali. Vero che in alcune circostanze le collisioni sembrano così tanto sottili da portare alla perdita di vite preziose nonostante quella dannata piattaforma sia stata raggiunta in extremis, ma ciò quantomeno garantisce una sfida nel complesso soddisfacente al netto di qualche limite.

Parlando appunto di limiti, forse ciò su cui si potrebbe effettivamente puntare il dito riguarda la telecamera in alcune circostanze, come ad esempio durante i passaggi dei livelli in verticale: qui, infatti, le inquadrature non permettono di avere perfettamente chiara la profondita dei salti da compiere o le distanze dal nemico di fronte a noi, facendo dunque correre il rischio al giocatore di incappare nella consueta “morte accidentale”. Intendiamoci, niente di insormontabile e basta giusto prestare maggiore attenzione, ma va comunque riconosciuto questo difetto della produzione, presente in tutti e tre i titoli.
Altra novità è la possibilità di poter giocare nei panni di Coco Bandicoot in tutti e tre i giochi (un tempo la sorella di Crash era un personaggio giocabile unicamente in alcuni stage di Warped), alternandola a nostra scelta a Crash nella maggior parte dei livelli. Coco può contare sulle stesse abilità del fratello ed il suo utilizzo non comporta enormi differenze in termini ludici.
Per il resto siamo davanti agli stessi giochi già apprezzati su PlayStation, fatti di frutti Wumpa da raccogliere, vite extra da collezionare (sono presenti in buone quantità, fattore che contribuisce a non rendere mai troppo frustrante l’esperienza), casse da rompere e Gemme, Cristalli e Reliquie da collezionare. I fan storici si sentiranno immediatamente a casa, ma l’opera può intrattenere a lungo anche i neofiti e coloro che non hanno mai giocato le versioni di vent’anni fa.
Il sistema di salvataggio, inoltre, presenta ora la possibilità di attivare un file che registra automaticamente tutti i progressi, in aggiunte a tre file manuali che si possono richiamare in qualunque momento fuori dagli stage.

Di seguito, ecco un commento ai tre episodi che compongono la N-Sane Trilogy.

Dove tutto ha avuto inizio.

Crash Bandicoot

L’episodio da cui tutto ha avuto inizio, con Crash Bandicoot, esperimento non riuscito del dottor Neo Cortex, che fugge dal laboratorio del suo nemico per poi precipitare su un’isola; da qui parte la sua avventura al salvataggio di Tawna, un’altra bandicoot conosciuta durante la prigionia nel laboratorio ed ancora tra le grinfie del malvagio scienziato.
Il primo capitolo è l’unico che non prevede la raccolta dei Cristalli, lasciando dunque tutto lo spazio alle Casse da distruggere (molte di essere sono nascoste in varie aree bonus) per ottenere le fatidiche Gemme indispensabili per avere accesso al vero finale dell’avventura.
Rispetto al gioco per PlayStation, stavolta la perdita di più vite in uno stesso punto permette di ricevere una maschera Aku Aku con la quale proteggersi in modo da fornire qualche aiuto in più, mentre sono state introdotto le Reliquie (originariamente presenti solo in Crash Bandicoot 3) da collezionare rigiocando i livelli già completati e rifinendoli nel minor tempo possibile.
Dei tre capitoli, per quanto comunque molto godibile e divertente, risulta il meno riuscito in termini di design e varietà, ma è anche il più impegnativo, con alcuni passaggi che richiedono pazienza e grande precisione per essere superati; in particolare sono i livelli sui pontili sospesi nel vuoto a rappresentare la sfida più ardua, e non è da escludere la possibile perdita di decine di vite nel tentativo di completarli.
Al contrario risultano piuttosto accessibili le Boss Fight, con nemici dotati di pattern d’attacco facilmente prevedibili.
Le ambientazioni sono incentrate soprattutto su scenari selvaggi con le giungle a primeggiare, ma non mancano anche villaggi indigeni e templi da esplorare.
Non si tratta di un gioco particolarmente longevo e richiede circa 4 ore per essere completato; ci vuole invece più tempo per raccogliere tutte le Gemme, risultando dunque sufficientemente rigiocabile.
Un buon inizio, ma è con i due capitoli successivi che la serie ingrana maggiormente.

Il secondo episodio si rivela più convincente del predecessore.

Crash Bandicoot 2: Cortex Strikes Back

Il secondo titolo riparte un anno dopo la sconfitta di Cortex, con quest’ultimo ora intenzionato a recuperare tutti i Cristalli per alimentare il suo nuovo, pericoloso macchinario, il Cortex Vortex. Attraverso l’inganno, il dottore convince Crash a recuperare i 25 Cristalli sparsi per il mondo, affermando che la loro raccolta è fondamentale per salvare il mondo da una nuova minaccia.
Ingenuità di Crash a parte, l’avventura risulta più avvincente rispetto a quella del capostipite, con gli stage che offrono maggiore varietà ed un Level Design più convincente. Tolta la raccolta dei Cristalli, però, non ci sono grosse differenze tra i primi due episodi; persino le Boss Fight, seppur più interessanti, continuano a risultare l’aspetto più semplice della produzione, a differenza invece dei livelli tradizionali che, specie nelle fasi avanzate dell’avventura, offrono difficoltà stimolanti.
Come scenari c’è una varietà maggiore rispetto al predecessore e, oltre alle consuete ambientazioni in mezzo alla giungla, non mancano livelli tra i ghiacciai o nello spazio, dove si fluttua in aria grazie ad un jetpack. Crash 2 introduce anche il simpatico Polar, un piccolo orso polare da cavalcare in alcuni stage evitando nel frattempo tutti gli ostacoli sul percorso.
Come longevità complessiva siamo sempre attorno ad una manciata di ore, ma la presenza di 42 Gemme e l’inedita introduzione delle Reliquie da raccogliere permette di portare la rigiocabilità a buoni livelli.
Crash Bandicoot 2 è un Platform pregevole, non esente da difetti (più o meno gli stessi del primo gioco) ed appare leggermente più semplice, ma è comunque in grado di intrattenere a lungo.

Crash Bandicoot 3 è ancora oggi l’episodio più amato della serie.

Crash Bandicoot 3: Warped

Il terzo capitolo vede ancora una volta Crash e Coco alle prese con Neo Cortex, stavolta spalleggiato da Uka Uka, il gemello maligno di Aku Aku desideroso di dominare il mondo ricorrendo al potere dei Cristalli. Questa volta Crash è chiamato ad attraversare varie epoche alla ricerca dei Cristalli, nel tentativo di sconfiggere ancora una volta i suoi rivali.
In termini di Gameplay, Warped è il più variegato: vengono introdotti i livelli subacquei e non mancano stage-minigiochi incentrati su gare clandestine, corse in acquascooter, battaglie aeree e le consuete corse in groppa ad un simpatico animaletto. Come nel secondo titolo, i livelli sono 25 in tutto, suddivisi in 5 aree con tanto di Boss da affrontare.
Una volta sconfitto un Boss si ottengono nuove abilità che permettono di correre più velocemente, eseguire doppi salti, compiere piroette molto più lunghe e schianti al suolo più potenti. Il Power-Up più interessante è però rappresentato dal Bazooka con il quale sparare frutti Wumpa all’indirizzo dei nemici o delle maledette casse TNT o Nitro.
Warped introdusse originariamente le Reliquie da collezionare completando i livelli già finiti nel minor tempo possibile. Molto numerose anche stavolta le Gemme, che si ottengono generalmente rompendo tutte le casse di uno stage come da tradizione, mentre alcune specifiche richiedono di completare aree speciali e generalmente complesse per essere ottenute.
Parlando di difficoltà, va detto che il terzo episodio risulta il più semplice della trilogia, complici anche i potenziamenti che si ottengono nel corso del gioco: non mancano i passaggi ostici, ma nel complesso non è richiesto lo stesso impegno impiegato per i predecessori.
Ciò comunque non significa che Warped sia una delusione: al contrario resta un Platform degno di nota, che compie le giustte aggiunte per rendere più varia la collaudata formula di gioco e che migliora ulteriormente il design degli stage. Le Boss Fight continuano però a non essere troppo avvincenti, mentre la longevità si attesta sempre attorno alle 5 ore, più eventuali extra dati dalla raccolta dei numerosi collezionabili.
Si tratta inoltre del miglior capitolo in termini di realizzazione estetica, presentando una grande varietà di scenari: borghi medievali, livelli preistorici, ambientazioni futuristiche, esplorazione di piramidi e di cittadine mediorientali. Insomma, non manca proprio nulla.

Crash non ha moltissime abilità a disposizione, ma quanto basta per superare ogni ostacolo senza grosse fatiche… salti precisi permettendo!

Nuovo look

I reali cambiamenti della N-Sane Trilogy sono tutti sul comparto grafico, completamente modernizzato e che fa visivamente bella figura.
Sebbene riprese dai titoli originali, le animazioni appaiono curatissime (esilaranti i movimenti e le espressioni di Crash, soprattutto quando il poveretto perde una preziosa vita), mentre il sistema di illuminazione dà una marica in più alla resa degli scenari; i modelli poligonali dei personaggi sono stati ridisegnati in maniera egregia, senza snaturare l’essenza originale e mostrando attenzione nei dettagli, come si può comprendere semplicemente osservando la peluria realistica del simpatico Bandicoot e di sua sorella.

Anche le ambientazioni hanno beneficiato di questo completo restyling, risultando affascinanti da vedere e con molta cura nei particolari.
Un lavoro dunque promosso, quello di Vicarious Visions, pur con qualche piccolo inconveniente tecnico, rappresentato in particolare da caricamenti abbastanza frequenti e, in alcuni casi, anche discretamente lunghi. Il frame rate è stabile sui 30fps, ma forse arrivare a 60 avrebbe dato un ulteriore tocco in più alla produzione.
Si tratta comunque di dettagli che non compromettono l’esperienza offerta dalla N-Sane Trilogy, che resta su ottimi livelli.
Anche la colonna sonora, come già accennato, è stata riarrangiata: il lavoro svolto è anche in questo caso pregevole, grazie a remix fedeli ai brani originali ma resi ora più accattivanti ed ancora più piacevoli da ascoltare rispetto al passato. Si tratta di musiche dai ritmi generalmente rilassati, con qualche traccia dai toni più umoristici che rende più piacevole ciò che avviene su schermo.

Molto apprezzabile anche il nuovo doppiaggio, italiano incluso, ora realizzato in maniera più convincente e professionale rispetto al passato; i dialoghi sono pochi e limitati a brevi cutscenes, ma è lodevole l’impegno messo in questo aspetto nonostante si tratti di un elemento di contorno, ulteriore segno di come gli sviluppatori volessero davvero fare le cose in grande.

I fan storici della serie si sentiranno immediatamente a casa.

Operazione nostaglia riuscita

Riportare in auge una vecchia gloria è sempre compito difficile: le aspettative sono inevitabilmente alte e si corre il rischio di rovinare un bel ricordo.
Activision e Vicarious Visions si sono prese questo rischio e, alla resa dei conti, tutto è andato per il verso giusto, portando all’arrivo sul mercato di un ritorno in grande stile.

Crash Bandicoot: N-Sane Trilogy è un’ottima riedizione dei primi tre amatissimi episodi sviluppati originariamente da Naughty Dog e che tanti successi ottennero sulla prima PlayStation. I tre remake (o se preferite “Remastered Plus” per restare in linea con le dichiarazioni degli autori) ripropongono in maniera fedele i titoli originali senza snaturarli o stravolgerli inutilmente, mentre la nuova veste grafica ed il sonoro riarrangiato (con tanto di nuovo doppiaggio più curato) risultano ben realizzati e convincenti anche nei piccoli dettagli.
Essendo fedeli all’essenza delle opere originali, ciò significa che la N-Sane Trilogy si porta appresso anche quei difetti, comunque non particolarmente gravi, che già allora affliggevano le avventure di Crash, di certo non impeccabili (in particolare il primo Crash Bandicoot, buono ma qualitativamente inferiore ai due pregevoli episodi successivi); i diversi punti forti dei tre giochi fanno comunque da contraltare e garantiscono un sano divertimento per diverse ore di gioco.

Crash Bandicoot: N-Sane Trilogy è caldamente consigliato a tutti i fan del personaggio, a tutti coloro che sono cresciuti con le sue peripezie e che da anni desideravano rivestire nuovamente i suoi panni, ma anche i neofiti potrebbero trovare il giusto interesse per avvicinarsi alla serie.
Dato il grande successo commerciale riscosso dalla raccolta, resta ora da vedere se Activision vorrà produrre ulteriori riedizioni, magari a partire dal già richiestissimo Crash Team Racing, o se invece punterà dritta ad un progetto nuovo di zecca.
Comunque vada, bentornato Crash!

COSA FUNZIONA

– Tre riedizioni fedeli alle controparti originali
– Complessivamente appagante e con diversi momenti impegnativi
– Nuova veste grafica convincente, ottime le animazioni e gli effetti di illuminazione
– Sonoro riarrangiato egregiamente, nuovo doppiaggio più curato rispetto al passato
– La raccolta è longeva ed altamente rigiocabile grazie ai numerosi collezionabili
– Un’operazione nostalgia ben realizzata

COSA NON FUNZIONA

– Il terzo capitolo risulta ben più semplice rispetto ai due predecessori
– Persistono i difetti delle versioni originali, a partire dalla poca originalità e da sporadici problemi di profondità
– Il sistema di salti richiede molta più precisione rispetto al passato: a qualcuno la cosa potrebbe non andare a genio

VERDETTO SENZAFILTRO: 8

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