Loving – Recensione

loving recensione

locandina, Loving

Anno: 2016
Cast: Joel Edgerton
Durata: 123′
Regia: Jeff Nichols
Sceneggiatura: Jeff Nichols
Montaggio: Julie Monroe
Fotografia: Adam Stone
Musiche: David Wingo

***attenzione: spoiler funzionali alla recensione***

Il caso “Loving contro Virginia” si risolse nel 1967 con la dichiarazione di incostituzionalità del Racial Integrity Act, atto del 1924 che formalmente divideva le persone nelle specifiche classificazioni (per addolcire) “bianca” e “di colore”, da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti. Questo pesante retaggio delle leggi promulgate in epoca coloniale di fatto impediva i matrimoni interraziali nello stato della Virginia e coinvolse la famiglia Loving, mista appunto, in una causa civile che impedì loro di  godere del diritto naturale di vivere nella loro terra in quanto coppia sposata.

Fatto il preambolo storico, il trattamento filmico su quella che è una “storia realmente accaduta” e dunque ha la necessità di confrontarsi con un adattamento di finzione di fatti reali, spetta al regista americano Jeff Nichols. Loving è, fino ad ora, un caso unico nella sua carriera che, dopo l’esordio, aveva mostrato nelle sue opere “pari” una certa devozione alla fantascienza in Take Shelter (di stampo preponderantemente psicologico) e Midnight Special (classica, in omaggio a Spielberg e Carpenter).

Stavolta Nichols si confronta con una storia (e con la storia) che non nasce da un soggetto proprio e difatti la sceneggiatura viene scritta a partire dal documentario The Loving Story. Nichols inquadra le vicende di Richard Loving e Mildred Loving sotto la lente umana della sua personale macchina da presa e ancora una volta si riconosce la sua predilezione nel mostrare la provincia americana, il bordo appena fuori il reticolato cittadino con le sue bigotterie, semplificazioni e ansie. In questo caso a farsi provinciale e bigotto è il potere giudiziario e politico americano che applica con mano ferrea un’oppressione di tipo razziale, insinuandosi con subdola arroganza, giustificata dalla legge, nell’intimità dei Loving.

Attento a non farne una trattazione costruita su tasselli, Nichols gira il tornello del tempo senza le afflizioni temporali di una data in sovraimpressione, con lo scopo di guidare la spettatore in un racconto fatto di giornate vissute con la serenità di un atto d’amore, nella speranza che tutto vada bene e che “non si dia fastidio a nessuno”, citando le volontà purissime e innocenti di Richard in un colloquio col suo primo avvocato. Semplificazione questa che appiana le riflessioni puramente sociali della storia in un abbozzo primitivo ma che in realtà vuole farne un discorso registico dagli intenti intimistici, prima che pubblici. La camera di Nichols fugge con discrezione le aule di tribunale, seppur il momento di emancipazione legislativa davanti alla Corte Suprema sia restituito in un montaggio alternato serrato, rispetto ai canoni del film, tra le decisioni giuridiche da una parte e i momenti di quotidiana felicità di Richard e Mildred Loving nel focolare privato dall’altra.

Ecco, Loving si sottrae. È tutto un gioco di sottrazione quello di Nichols che con coraggio stacca laddove ci si aspetterebbe un momento magico, un evento tragico o un già dichiarato intento. Azzardo cinematografico, eppure funziona nella sua pudica gestione di un bacio dopo una dichiarazione d’amore, che c’è stato, lo si intuisce, ma soggiace dietro allo stacco poco prima dell’evento; o ancora di un incidente stradale ai danni di uno dei figli di Richard e Mildred, montato anche qui, come l’altra sequenza descritta qualche riga più in alto, su due linee di tempo parallele che incroceranno un piccolo imprevisto sul lavoro per Richard al fortunoso impatto con un’auto di suo figlio per portare all’attenzione la decisione di Mildred di allontanarsi dalla città.

In Loving Nichols ha trovato il modo di imporre un alleggerimento che non si infrange nella semplicioneria, mostrando l’umanità piccola e semplice di Richard e Mildred, come ammette lui stesso intervistato sul film: “Ho sempre detto che il nucleo di questi film (Midnight Special e Loving) non è la trama o il genere. E non lo dico per sminuire trama e genere,riguarda il provare e l’essere onesti con le persone rigurado al mio processo. La cosa che mi rende veramente eccitato nel narrare una storia sta nel trasporto emotivo verso l’audience. Questo è ciò che trovo affascinante” (traduzione mia)*. Richard è attento al privato, operaio laborioso e disinteressato alla portata del cambiamento giudiziario che potrebbe derivare dalla loro storia; la seconda  amorevole e lungimirante nel portare la loro battaglia silenziosa all’attenzione pubblica. Nichols li immortala nello scatto del fotografo di Life, impersonato da Michael Shannon, suo collabor-attore più stretto, sottoponendoli al suo personale sguardo di regista, intrufolatosi nel racconto come un personaggio.

VERDETTO: 8

* Intervista a Jeff Nichols: http://deadline.com/2016/05/loving-peter-kujawski-focus-features-cannes-film-festival-1201756511/

Condividi suShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on TumblrPin on Pinterest